
“Angel Down” di Daniel Kraus (traduzione di Andrea Cassini) Ne/oN
In questo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2026, un inaspettato incontro angelico nell’orrore della guerra mette a dura prova il giovane Cyril Bagger e un gruppo di soldati.
Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

In questo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2026, un inaspettato incontro angelico nell’orrore della guerra mette a dura prova il giovane Cyril Bagger e un gruppo di soldati.

Mancanze, ossessioni e desideri sono il leitmotiv di questa potente raccolta di racconti che narrano personaggi irrigiditi in un senso di disagio esistenziale.

Un romanzo che sfugge alle definizioni, ambientato tra Napoli e il Cilento, rispettivamente terra elettiva e d’origine della protagonista, Marianeve, che vive un misterioso parallelismo con una donna vissuta nel Seicento, Giulia Di Marco.

Può un animale, un polpo, costituire una sorta di ancora di salvezza per una ragazza che riesce con difficoltà a connettersi con gli altri? In questo romanzo, alla giovane Vigga, accade proprio così.

Un romanzo che si presenta come una meditazione sulla giovinezza e i legami fatali che intrecciamo a vent’anni, uno spaccato di vita giapponese e una riflessione sociologica sulla yakuza e i suoi meccanismi criminali.

Due amici, alla fine di una vacanza, si accorgono di trovarsi in un mondo diverso: gente che si spara addosso in piccoli centri, elicotteri della guardia nazionale che sparano contro ragazzini in canoa.

In questo romanzo vengono fuori molte domande, se sia giusto utilizzare mezzi sbagliati per praticare un fine giusto, e se sia davvero giusto salvare un gruppo di persone che per censo o a causa della loro posizione, vengono ritenuti meritevoli di salvezza, mentre la Terra implode e con essa il resto dell’Umanità.

L’improvvisa immersione in una vita lontana dalla città disorienta la piccola protagonista di questa storia, poi trova un’amica che diventa per lei più di una sorella fino al momento di un tragico episodio.

Un romanzo che racconta multiformi modalità di solitudini, che si sfiorano e si rendono omaggio, e sullo sfondo l’io narrante dello scrittore, che è quasi estraneo alle emozioni raccontate, in una sorta di cronaca emotiva e vibrante ma mai davvero sua.

In questo romanzo si descrive un cuore messo a nudo, uno spirito inquieto, non attrezzato per accettare la sua normalità in un mondo ancora giudicante e retrogrado.

Teresa e una presenza che dice di essere Fred Buscaglione intraprendono un viaggio psichedelico, surreale, eppure terreno, il vento nei capelli, la musica sulle labbra e l’anima che piano piano deposita i suoi faticosi fardelli.

La messa in scena dell’Amleto ad Haifa diventa un modo per parlare di una terra martoriata e chiedersi se l’arte può rendere ancora vivi e vitali pure nelle situazioni estreme.