“Universality” di Natasha Brown – Traduzione di Martina Testa (NN)

Una satira sociale del mondo dei media inglesi ci fa riflettere su quanto sia facile costruire e smontare verità comodo o scomode, dimostrare empatia e poi cambiare e far cambiare idea sulla stessa vicenda umana.

La verità è quella che appare. Da una reminiscenza della filosofia presocratica direttamente all’epoca dei social. Manipolazione, abilismo, ricerca sfrenata di consenso. Anche il giornalismo ha una deriva populista ma con estrema perfidia e acutezza. Chi ne fa le spese siamo noi, noi che non abbiamo quasi mai accesso diretto all’informazione, e spesso neanche gli strumenti per interpretarla, meno che mai a nostro vantaggio. Una notizia non è mai neutra. Una notizia è il prodotto di chi la scrive e di chi la legge e la racconta. E così diventa una storia. Una storia che potrebbe essere diversa dall’accadimento iniziale. Di certo chi sa raccontare una notizia e creare engagement ha più successo di chi si limita a elencare dati.

Un rave party con risvolti violenti, un lingotto d’oro scomparso, una ex comunità che si schiera a fianco dei più deboli ed emarginati, un banchiere in difficoltà economiche e la sua ex moglie, una giornalista free lance in bancarotta e una giornalista navigata in grado di reinventarsi. Lenny è la vera protagonista del romanzo, la manipolatrice, quella che usa le notizie per crearsi un personaggio di destra e reazionario ma fingendo di essere al di là dell’inganno della diversity and inclusion che permea il sistema sociale inglese. Lei viene dalla working class, senza aiuti è riuscita a scrivere e a trovare i giusti agganci, inoltre è stata una madre single, proprio di Jake, il famigerato ladro del lingotto. Se si può fare un rimprovero a questo romanzo è l’uso narrativo di troppi sommari, quando le vicende narrate sono veloci inquadrature senza metterle in scena. Poi ha dei lampi di genialità e arguzia notevoli. L’ambientazione inglese a tratti è qualcosa che può sfuggire al lettore italiano, posto che il Regno Unito è reduce dalla Brexit, che non ha migliorato affatto i salari, ma ha reso più tangibile la differenza tra privilegio e capacità di realizzazione basata sullo studio. Lenny è fortemente contraria a benevolenze verso le cosiddette minoranze, di razza, di etnia, di genere o di orientamento sessuale. Parla alla classe media, o ex classe media, che abbiamo visto negli ultimi anni perdere il suo minuscolo territorio di benessere e polverizzarsi. Ora chi tra gli esponenti reali della working class ha tempo e soldi per leggere libri e farsi una propria idea?  Non molti immagino, ma quasi tutti ascoltano i notiziari e scrollano i social dove Lenny, con il suo sorriso sfuggente e la sua boria predatoria, insiste nell’affermare che si batte perché i bravi ragazzi british purosangue non diventino il fanalino di coda dietro i loro coetanei figli e nipoti di immigrati. Il grande, immenso potere delle parole, capace di ribaltare regni e scatenare rivoluzioni. Cosa è più popolare in un mondo sgretolato, che perde le certezze e i diritti minimi che dimostrare che se non ce la fai è perché qualcuno che era destinato a stare dietro di te ti sta superando. Se un bravo, belloccio ragazzo britannico non raggiunge il successo la colpa è di un sistema che gli ha preferito le donne, le persone non bianche e non etero. Insomma, un sistema che sovverte quello che il maschio cis etero sente come suo dominio e territorio di caccia da sempre. E a dire queste cose è una donna, una che ha raggiunto il successo non come mezzo per vincere la noia da nata ricca, ma una ex madre single. Che altro dire?

Il libro è una satira sociale su quanto sia facile costruire e smontare verità comodo o scomode, nel dimostrare empatia e poi cambiare idea sulla stessa vicenda umana. Lenny è una figura potente, rivendica il suo percorso di vita, come il diritto a orientare un pubblico avido di nuovi leader, o capi, o chiunque gli dica che il risentimento che prova è giusto, e chi lo nega o cerca alternative al malessere è in profondo errore.

 

“Ricordati una cosa – la sincerità della mia voce mi sorprese – tu avrai sempre le tue parole. Anche quando sei in svantaggio, quello che dici e scrivi può completamente ribaltare la situazione. L’hai detto tu stessa. La tua interfaccia con questo mondo è il linguaggio. Le parole sono le tue armi, il tuo strumento, la tua valuta di scambio.”

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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