“Le sorelle in giallo” di Mieko Kawakami – traduzione di Gianluca Coci (E/O)

Un romanzo che si presenta come una meditazione sulla giovinezza e i legami fatali che intrecciamo a vent’anni, uno spaccato di vita giapponese e una riflessione sociologica sulla yakuza e i suoi meccanismi criminali.

“Fu beatitudine vivere in quell’aurora. Essere giovani è un vero Paradiso”. Queste parole del poeta inglese William Wordsworth, che pure le protagoniste del romanzo non pronunciano mai, sintetizza lo struggimento nostalgico che accompagna la vita attuale dell’io narrante, Hana, quando all’inizio dell’epidemia di Covid-19 e del forzato lockdown a Tokyo, trova, in un trafiletto di giornale, una notizia inquietante di una donna del suo passato, Kimiko. Accusata di aver sequestrato una ragazza poco più che adolescente, Kimiko starebbe per subire un processo, sul cui esito, e date le difficoltà del momento, Hana non ha notizie né può chiederle.

Rassegnata a un presente di isolamento emotivo e fisico, senza legami profondi, con un lavoro part time in un supermercato, Hana ricorda il tempo passato con Kimiko, e con altre due ragazze, Momoko e Ran, quando gestivano, alla fine degli anni 90, il Lemon, un locale notturno, fatto per far bere alcolici, tenere compagnia alle persone, in prevalenza uomini, e metterli a proprio agio. Nonostante parte della clientela equivoca, Hana, minorenne senza nessuna qualifica, senza aver terminato la scuola superiore, trova il suo posto nel mondo proprio nell’energia tutta femminile di cura e accoglienza. Le tre ragazze e Kimiko, unica adulta, sentono di essere famiglia l’una per l’altra, laddove le famiglie di sangue sono o assenti o spinte a non considerare le fragilità delle figlie, assuefatte all’etica del lavoro e del successo tipicamente giapponese. Il Lemon consente a tutte di non considerare le loro vite dei fallimenti, o appendici tronche, ma diventa la possibilità di realizzare i loro desideri di benessere, e di vivere una vita che non sia una ripetizione di gesti e di doveri. Hana ha scelto il nome Lemon perché nel kanji con cui si scrive il nome di Kimiko c’è il giallo, inoltre per il Feng-shui il giallo è un colore portafortuna, purché nella casa sulla quale si vuole proiettare la fortuna, il giallo sia orientato a ovest. Quando il Lemon viene distrutto da un incendio e Kimiko cade in una sorta di depressione, ad Hana sembra perfetto, per accumulare soldi in maniera veloce, chiedere a un amico comune di Kimiko, che ha condiviso con lei un passato di delinquenza e marginalità, di metterla in contatto con una truffatrice di professione. Hana, all’inizio con preoccupazione, ma senza particolari scrupoli, accetta di partecipare alla truffa dei prelievi di carte di credito contraffatte. La donna che gestisce l’impresa la rassicura che si tratta di somme ingenti ma che per i milionari titolari della carta non si tratta che di spiccioli. Ossessionata dal desiderio di riuscire a far ristrutturare il Lemon, Hana coinvolge anche le sue amiche, Momoko e Ran, con Kimiko nel ruolo minore di custode dei contanti tenuti in casa, che accettano con entusiasmo. A nessuna, a parte la paura di essere scoperta, viene in mente di cercarsi un altro lavoro, e poi perché devono vivere in un mondo dove solo chi è ricco deve poter avere accesso alle cose belle della vita?

Hana sviluppa un’ossessione verso un obiettivo che si dimostra irraggiungibile. Il dolore l’acceca a tal punto da farle perdere ogni senso di realtà: la loro vita al di fuori della legge non è destinata a durare, e l’accumulo di soldi, per quanto ingente, non è sufficiente a far riaprire il Lemon. Quello che Hana desidera è riavere il senso di tempo sospeso, ovattato, fatto di notti insonni, di alcool e di chiacchiere condivise. Diventare adulte significa prendere atto dei contrasti tra lei e le sue amiche, del loro tempo insieme che si assottiglia e termina, in maniera traumatica ma prevedibile, con le altre due che vanno incontro al futuro, qualunque cosa significhi, e Kimiko imprigionata nel suo ruolo fragile di tenutaria di un locale ridotto in cenere.

La vita adulta, con le sue delusioni, il difficile rapporto con la madre, che le vuole bene ma non è mai stata in grado di prendersi cura di lei, non è quello che Hana desiderava per sé. Comprensibilmente, la cogestione di un locale l’aveva proiettata in una dimensione senza le ingabbiate gerarchie lavorative giapponesi, e le aveva fatto capire che quella vita era l’unica che la rendesse felice.

Meditazione poetica sulla giovinezza e i legami fatali che intrecciamo a vent’anni, spaccato di vita giapponese e riflessione sociologica sulla yakuza e i suoi meccanismi criminali, il romanzo ha il sapore dolce della frutta estiva, il traboccare succoso delle pesche, e l’insistenza accecante della luce gialla della buccia dei limoni, la loro asprezza decisa, l’acidità che riempie la bocca e cancella qualsiasi altro sapore.

 

“La fine di agosto giunse improvvisa, con una rapidità stupefacente. Faceva molto caldo tutti i giorni e i segni dell’estate erano evidenti dovunque ci si voltasse. E io, continuavo a grondare sudore dovunque andassi, a ogni ora del giorno e della notte.

Tuttavia, tra me e l’estate si estendeva un qualcosa di buio e profondo, simile a un fossato, qualcosa di estremamente silenzioso, m in cui avevo l’impressione che fluisse come una corrente impetuosa. Cercavo di sporgermi per capire di cosa si trattasse, eppure non riuscivo mai a trovare una risposta.”

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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