“Il colpo segreto” di Jessica Anthony – Traduzione di Dario Diofebi (Sur)

Un romanzo che somiglia a una satira, senza averne il tono, e si svolge nel giro di una sola giornata, mentre vediamo il dispiegarsi delle ragioni di un matrimonio americano, nel pieno degli anni 50.

Cosa avrebbe detto Adamo se, nell’addentare la mela, l’avesse trovata dura o un pochino guasta? Forse l’avrebbe gettata via e avrebbe chiesto una frutta migliore, più saporita, più succosa. Magari avrebbe avuto il coraggio di prendersela da solo.

In questo romanzo, che somiglia a una satira, senza averne il tono, che si svolge nel giro di una sola giornata, vediamo il dispiegarsi delle ragioni di un matrimonio americano, nel pieno degli anni ’50, quando a un uomo si chiedeva, per essere realizzato, di avere un buon lavoro, una moglie attraente, magari ex reginetta di bellezza o ex campionessa sportiva, una passione per l’alcool ma senza esagerare, due o tre figli, e un educato ma composto senso religioso. Questo è il recinto dell’Eden in cui si son fatti rinchiudere Kathleen e Virgil, che hanno lasciato la prima casa e si sono trasferiti nel Delaware, in cerca di una miglior realizzazione. Kathleen è una ex tennista di belle speranze che ha trovato l’approvazione della società in un matrimonio rassicurante. Virgil è un ex reduce che non ha fatto veramente nessuna azione di guerra, è affascinato dal jazz ma non sa suonare. Hanno due figli, due maschietti adorabili, il secondo biondo come la nonna paterna, il primo bruno e dalla carnagione olivastra che dicono somigli a un parente lontano.

Una domenica d’autunno, con un caldo fuori stagione, Kathleen si rifiuta di andare a messa, mood del conformismo imperante, e si butta nella piscina del complesso abitativo in cui risiedono. In quel gesto si concretizza la sua ribellione, il suo non voler accettare una vita fatta di ripetizione di gesti privi di vitalità.

Noi lettori scopriamo, nella brevità del romanzo, che non lascia spazio alle divagazioni, il senso di inadeguatezza di Virgil, che viene retribuito per un lavoro che non sa fare, ha una serie di relazioni clandestine gestite con la mancanza di presa di coscienza tipica degli uomini di un certo periodo storico. Le sue evasioni sono il suo modo che di restare vivo, di non impazzire, senza neanche sapere perché. Quando, a fronte di vite pasciute e satolle, qualcuno ti fa osservare perché sei profondamente infelice, avresti mai il coraggio di dire che forse quello che ti manca è la fame, il desiderio?

Per Kathleen è più difficile non esplodere come una pentola a pressione, soprattutto in considerazione del fatto che a una donna della middle class sono concessi passatempi innocui, che non la distraggano dalla missione femminile di cura universale, passatempi appunto, non occupazioni retribuite. Mentre l’acqua nella piscina si riempie di foglie e di detriti della giornata, e i polpastrelli di Kathleen raggrinziscono, scopriamo i segreti che entrambi hanno. Quelli di Virgil più rozzi, esposti e facili da capire, quelli di Kathleen seppelliti nella fine della sua adolescenza e nel ricordo del suo mai dimenticato ex maestro di tennis e primo amore. Lui, come marito, non era adatto. O almeno questo pensavano i genitori di lei, poi divorati dal cancro a breve distanza l’uno dall’altra, in un’America ben lontana dalla tutela ambientale e in piena fase di boom compreso di scorie inquinanti e tossiche.

Il segreto di Kathleen è nel suo corpo, nel desiderio che suscita e lei stessa prova, oppure nell’impulso lesionistico di impegnare un pomeriggio annoiato. Si tratta di gesti semplici, far scivolare un vestito e offrirsi, come un’immagine non fatta di carne, allo sguardo di un uomo. O anche all’amore.

Entrambi rifuggono dai ruoli che interpretano, ma i tempi non sono abbastanza maturi per lasciargli altre scelte. In verità non sono sicura che Virgil non stia bene, anche con una pellicola di fastidio addosso, nel suo ruolo, che in fondo, dopo aver avuto storie da ubriaco, non preferisca la comodità di una cuccia, con pasti regolari e coperte quando fa freddo. Kathleen è rassegnata ma non spenta. La sua ribellione consiste nello stare a mollo in quell’acqua ormai diventata putrida, ma sa che prima della notte dovrà uscire e pensare a una cena frugale. E nei segreti che il suo corpo conserva ed espelle, al sicuro, senza tracce, nel tempo in cui vivono.

Forse l’Eden suburbano non è l’obiettivo, ancora adesso, drammaticamente proposto negli USA? Diciamo che dietro le porte chiuse e nella polvere delle cantine si nascondono pelli di mostri e dipinti che somigliano alle nostre vere facce, quelle che non riveliamo mai, neppure allo specchio.

 

“Kathleen Beckett si svegliò sentendosi poco bene. Era domenica. Novembre. Faceva un caldo fuori stagione. Kathleen si scrollò di dosso le coperte e si girò a pancia in su e si slacciò la camicia da notte. Non sarebbe venuta in chiesa, disse a suo marito Virgil, ma non c’era niente di cui preoccuparsi. Loro potevano andare tranquillamente senza di lei.

Alla fine, Kathleen arrivava sempre alla stessa conclusione: aveva sposato Virgil Beckett perché era facile”.

 

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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