“Negli Universi” di Emet North – traduzione di Chiara Reali (Mercurio)

Questo romanzo à una metafora e un racconto dell’amore, della solitudine e del perdono, sul senso della maternità come condanna o dono, e soprattutto di una queerness che dev’essere accettata, perché semplicemente è quello che si è.

Esistono libri che fanno compagnia al mio caos interiore e che lo nutrono. Negli Universi è stato il dono per questo periodo di caldo appiccicoso, il mio restare nelle impronte tracciate dalla vita che cerco, il dirmi, come spesso fanno i libri, che quello in cui desidero credere è già vero.

La meccanica quantistica parla di molteplici universi, molteplici possibilità, il tempo è una grandezza che scorre in modi differenti da come lo percepiamo in questo Universo. È quello che succede a Raphaela, detta Raffi, che cerca, con i suoi studi di fisica, di riparare a un torto, una perdita. Raffi è scappata da Britt, ha tradito Britt e la loro amicizia, che era qualcosa di più, ma Raffi non era pronta ad accettare la sua natura, il suo orientamento sessuale. E quel trauma ha aperto una serie di crepe, una frantumazione dell’io che indaga solingo e affamato alla ricerca di un amore perduto, e soprattutto di perdono.

Raffi esplora molteplici forme di amore, nei suoi Universi scomposti, quello con Caleb, insoddisfacente e rassicurante, quello con Alice, e la possibilità di vivere la sua natura queer già alle superiori, quello con Kay, la moglie in alcuni Universi, e la donna che non le appartiene mai del tutto.

In alcuni di questi Universi le persone devono convivere con gli orsi artici, i predatori più feroci tra i mammiferi, e quando muoiono vengono tassidermizzate. I loro corpi riproducono le gestualità dei vivi, per creare un simulacro di conforto, in un mondo in cui la specie umana si sta estinguendo per la mancanza di risorse e il cambiamento climatico.

In un altro Universo, Raffi e Kay sono sposate e quest’ultima è incinta di un polipo, una creatura mutante e deforme ma amata da chi la porta in grembo, la cui natura però terrorizza Raffi, che sente il corpo della moglie espandersi in una dimensione di cura che la esclude.

In un altro Universo abitato da Raffi e la sua famiglia, le donne, dopo il parto, si frantumano in animali, o insetti: la nonna di Raffi, sopravvissuta all’Olocausto, dopo aver partorito la figlia è diventata un’orda di topi muschiati, e la mamma di Raffi, dopo averla partorita, è diventata un’orda di api. Le madri, trasformate, non perdono la loro capacità di sentirsi madri delle figlie umane, che le vedono come un pericolo, o sviluppano l’ansia verso la riproduzione. La madre orda di api di Raffi la punge per punirla o per rammentarle che nessuna donna può sfuggire al suo destino. Raffi non vuole avere una figlia, non vuole condannare il suo corpo a diventare altro da sé, e soprattutto non vuole creare una nuova figlia, che subirà la stessa sorte, in un ripetersi insensato e ciclico di nascita e trasformazione.

In un altro Universo, Raffi decide di espiare la sua condotta incurante verso Britt, esiliandosi in una città rifugio abitata da esuli emotivi, persone che hanno commesso errori gravi, involontari, che però hanno determinato tragedie. L’unico modo per uscirne è avere una nuova possibilità, tornare indietro al minuto prima in cui la disattenzione, il movimento involontario del braccio ha gettato la candela a terra e ha fatto divampare un incendio, o al momento in cui lo squillo del telefono, insistente, era la richiesta disperata di aiuto di Britt, che è stata ignorata, e ha determinato una scelta estrema di cui Raffi sente la colpa come un macigno sulle spalle esili, piegate sotto un peso ingestibile.

Esistono queste possibili vite, parallele, continue, visto che il tempo non è una grandezza lineare, e non scorre sempre avanti? Il fatto che non abbiamo ancora visto i nostri possibili sé, le nostre altre vite, non vuol dire che non sia vero. In fondo conosciamo così poco dei misteri dell’Universo, e del Multiverso.

Metafora e racconto dell’amore, della solitudine e del perdono, sul senso della maternità come condanna o dono, e soprattutto di una queerness che dev’essere accettata, perché semplicemente è quello che si è, questo romanzo per me è un dono.

Lo penso spesso: se il tempo è curvilineo, voglio poter incontrare mio padre bambino, i suoi denti storti già macchiati di nicotina, lo sguardo azzurro cauto di chi già da piccolo ha visto una guerra franargli addosso. In quel momento, in quel minuto, gli direi che sulla Terra, dopo aver pensato di aver perso tutto, sarà molto amato. E ogni ferita sarà riparata.

 

“Mia madre è un’orda di api. C’è un’ape per ogni parte di lei. Mia madre del dire la verità, mia madre della disciplina, mia madre dell’affetto. Si somigliano tutte – hai mai cercato di distinguere due api? – così non so mai con quale madre sto parlando fino a quando non risponde. Questo è il momento peggiore, il momento di incertezza. Alcuni dei miei amici dicono di essere in grado di distinguere tra le proprie madri. Forse è così. Forse se tua madre è un’orda di lupi, di gatti o di lucertole riesci a riconoscerne le diverse facce. Non ne ho idea: mia madre è un’orda di api.

Ogni madre si frattura alla nascita di una figlia, ma non ogni madre prova così tanta rabbia per quella frattura.

Da bambina ho chiesto a mia madre del dire la verità come fosse, e lei si è messa a svolazzare di fronte a me, ronzando fino a farmi pentire della domanda. «Una volta ero intera», ha detto infine, «e adesso sono moltitudini. Quando toccherà a te, capirai».

Le dico che non mi succederà, non voglio figli, per cui non mi fratturerò mai. Lei mi scoppia a ridere in faccia. Sembra un ronzio. «Diciamo tutte di non volere figli, ma non è vero mai».

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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