“Il giorno che brucia” di Bret Anthony Johnston – traduzione di Federica Aceto (Einaudi)

L'ispirazione per questo romanzo con tre voci narranti è l’assedio di Waco, quando dal febbraio all’aprile del 1993 una setta cristiana si è asserragliata nel suo ranch, per resistere all’irruzione dell’FBI.

Liberamente ispirato all’assedio di Waco, questo libro è un pugno dentro il plesso solare, una storia che racconta di esseri umani frantumati e distrutti, e della definitiva sconfitta della democrazia più potente del mondo. La storia è nota: dal febbraio all’aprile del 93, per 51 giorni, una setta cristiana si è asserragliata nel suo ranch, per resistere all’irruzione dell’FBI.

L’accusa era quella di detenere armi illegali, e non piuttosto, come segnalato dai servizi sociali, sospetti abusi su minori, visto che l’istrionico capo della setta faceva sesso con le ragazze e le donne (specialmente le ragazze, più suggestionabili) nell’intento di ricreare un nuovo mondo innocente. L’assalto terminò con un incendio in cui morirono molti bambini e molti membri della setta, compreso il suo fondatore, novello Messia.

Non conosco affatto le leggi americane sulle armi, ma sinceramente, in uno Stato come il Texas, dove si fanno fiere delle armi con la frequenza dei nostri mercatini rionali, e i bambini in età da elementari le maneggiano sotto lo sguardo compiaciuto di genitori soddisfatti, che tipi di armi sono illegali? Granate, bombe a mano?

Poi come dice Cechov, se compare una pistola, prima o poi c’è uno sparo. E se c’è uno sparo ci sarà qualcuno che sarà ferito.

La storia inizia al confine dell’anno 92/93, quando il Texas è attraversato da una morsa insolita di gelo, e il figlio quattordicenne dello sceriffo, Roy, detto anche Rodeo, incontra la coetanea Jaye, arrivata nella setta seguendo la madre, irretita dal leader, che nel romanzo si fa chiamare Agnello, come il simbolo cristiano per eccellenza, immagine di tenera innocenza e di continuo sacrificio. Jaye è molto più matura di Roy, cresciuto in una famiglia amorevole seppure silenziosa, consapevole com’è del suo bisogno di restare sana di mente. Jaye guida (pur non avendo ancora l’età per guidare) e ogni tanto, all’insaputa di tutti, telefona e comunica con il padre, che non serba rancore alla moglie che l’ha lasciato.

Nel cuore dell’inverno, tra gelosie e farneticazioni, musi lunghi e sorrisi improvvisi, Jaye e Roy si innamorano, nel modo tipico e intenso degli adolescenti, suscitando la rabbia dell’Agnello, che rivendica una sorta di ius primae noctis sulla ragazza. La storia tra i due ragazzi è fatta di parole e di condivisioni di attimi rubati alle restrizioni imposte a entrambi, telefonate segrete e desideri inespressi.

Prima che tra loro le cose si stabilizzino accade l’assedio.

Il romanzo ha tre voci narranti, quella dapprima tremula e timida di Roy, che cresce insieme al suo personaggio, quella furiosa e spavalda di Jaye, e poi, dopo trent’anni, nel 2023, la voce dell’amico di Roy, Coop, che è diventato un giornalista ossessionato dalla mancanza della sua infanzia perduta e dall’amico scomparso nell’incendio, nel tentativo di salvare Jaye.

Vengono intervistati anche agenti dell’FBI, mediatori di crisi, psicologi che tentavano di aiutare e impedire la deriva catastrofica. Le risposte sono sorprendenti, quello che emerge è un definitivo collasso dell’intelligenza, una sorta di braccio di ferro tra autorità federale e un manipolo di esaltati, convinti di offrirsi in sacrificio perché la loro colpa era quella di voler vivere con regole diverse.

Le sette cristiane in America sono talmente tante da non potersi contare e molte rivendicano istruzione casalinga e autonomia dal sistema, i mormoni praticano anche la poligamia con matrimoni interni alla chiesa tra uomini adulti e ragazze appena adolescenti. Perché allora è accaduto quello che è accaduto proprio ai componenti della setta di Waco? Forse erano i primi a rivendicare la libertà assoluta e totale di voler vivere secondo regole diverse da quelle dello stato. Forse erano troppi e troppo sfacciati. Forse.

La domanda che mi sono posta nel corso di questa potente lettura è perché le persone sono così suggestionabili, così disponibili ad abdicare al proprio senso critico, alla libertà emotiva, che è una conquista, e ritornare ridotti al ruolo di serventi.

Credo perché, specialmente in un paese in cui il welfare è limitato e il senso di distanza crea solitudini, la promessa di una comunità che ti è vicina è una dimensione che ricrea una famiglia allargata, e conformarsi alle regole, non calate dall’alto, ma da qualcuno che ti è vicino, che ti guarda con gentile compassione, e ti accetta, senza escluderti o giudicarti, ti rende un soldato fedele, un essere umano fiducioso in un bene finale che non comprendi ma ci sarà. Vivere dentro il mondo rarefatto di una setta ha molto fascino, non sei libero ma non sei solo. E hai la promessa della Vita eterna. Le contraddizioni, le sbavature, le crepe ci sono sempre, e, a volte fanno implodere l’intero sistema, altre, nell’urticante confronto con l’esterno, provocano tragedie.

Jaye è bellissima e provocante, dissacrante e decisa a salvarsi, insieme a Roy e al piccolo Kanaan, il bambino dalla pelle che odora di zucchero bruciato, uno dei figli del profeta, e quello che lei sa è che le autorità non saranno benevole con i sopravvissuti.

 

“Affondai naso e bocca nella giacca di Kanaan. Attraverso il tessuto non sentivo l’odore della sua pelle, così gli abbassai il cappuccio col mento e gli premetti la guancia contro il collo, fresco e sottile. Dopo aver rigirato la maschera da tutti i lati capì dove doveva infilare la faccia. Inclinai il busto all’indietro e lo aiutai a sistemarla. Gli parlottavo con una vocina da bebè. Senny mi osservava e ribolliva di rabbia. Per quanto mi fosse simpatica, non m’importava niente se mi vedeva come una sordida ingenua, l’aspirante matrigna zoccola. Tirai le cinghie più che potevo, tutta moine e incoraggiamenti. Ma per quanto la stringessi, la maschera era troppo grande, continuava a cadergli in avanti. Era una maschera per adulti, inadatta a un bambino piccolo, e per quanto ci provassimo non saremmo mai riusciti a farla funzionare. La forma non si sarebbe mai adattata al suo visino.

Tenetelo bene a mente, questo particolare.”

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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