“Finora ho vissuto dormendo e ho paura di svegliarmi”. Questa frase la dice la protagonista di un libro di Isabel Allende quando comincia a capire la realtà della situazione del Cile di Pinochet. E così i protagonisti di questo romanzo corale, tutto incentrato sulla tematica del doppio/svelamento identità di genere, paura/outing, cercano di non ferire chi amano, si tengono al riparo dalla ferocia di un mondo che non è pronto ad accettare i loro nuovi corpi, le loro nuove facce. Giacomo e Luana sono due ragazzi adolescenti, cresciuti a Bassano del Grappa, e desiderosi di costruirsi un futuro diverso dalla vita di provincia che per entrambi è un po’ costrittiva. Trasferitisi a Roma per lavoro e studio iniziano a capire le opportunità che l’anonimato può offrire.
Presto è evidente che Giacomo, pur volendo bene a Luana, non è attratto da lei, e in verità da nessuna donna.
Il ruolo di maschio della famiglia, che rendeva orgoglioso il padre e mortificava la sorella Anna, non è quello che vuole, né quello a cui aspira. Luana decide di proteggere la sua doppia identità. Giacomo sente di avere una identità femminile, una voce prepotente e impossibile da accantonare come un semplice turbamento. Nelle tre parti del romanzo, Bruco, Crisalide, Farfalla, sono raccontate le fasi di questa metamorfosi, che permette a Giacomo di lasciare il suo esoscheletro in un angolo, pronta a mostrare al mondo la ragazza che è: Bambi.
Bambi nasce dal bisogno di Giacomo di avere addosso gli sguardi maschili, il desiderio anche aggressivo che i maschi riservano alle femmine. Tanto Giacomo è ansioso di compiacere gli altri, tanto invece Bambi è istrionica e manipolatoria, seduttiva e seducente, e reclama il suo posto nel mondo reale.
Così, incoraggiata dalla sua amica trans Desideria, Bambi inizia il suo percorso di esistenza e Giacomo inizia la sua transizione, prostituendosi nelle stradine secondarie, sbattendo gli occhioni con le ciglia voluttuose e sapienti di mascara. Molte ragazze trans in effetti iniziano a provare la loro identità attraverso il sesso a pagamento, una modalità di facile approccio, ma molto rischiosa. Bambi, infatti, viene picchiata e brutalizzata da tre ragazzi, che usano il suo corpo come un oggetto.
Desideria poi è anche Francesco, che, come è apparsa nella vita di Bambi, così scompare, lasciandola orfana. L’allontanamento è dovuto a un serie di questioni familiari che vedono Desideria costretta a indossare la sua identità maschile. Marco, il compagno di Giacomo/Bambi ha scoperto il suo segreto e, al contrario di Luana, che ha prestato soccorso e copertura emotiva, rifiuta categoricamente l’identità di chi credeva di amare. Del resto, Marco ha finto per tutta la vita di essere etero, si è rinchiuso dentro la gabbia di un matrimonio che lo stava facendo impazzire, e ora che ha potuto mostrare al mondo il suo interesse per gli uomini, non può stare con una ragazza trans che ha appena iniziato il suo percorso di transizione consapevole.
Nello scorrere quieto del tempo succedono molte cose, Bambi apre un locale queer, le Cacciatrici, il papà si ammala e lei dovrebbe ritornare a Bassano, ma come può? Non ha detto a nessuno di essere Bambi e che Giacomo ormai è un dead name, che non corrisponde più al suo corpo né ai suoi pensieri. La sorella Anna, insospettita dal silenzio forzato di quello che per lei è ancora il fratello, fa indagini e venuta a conoscenza della verità dà libero sfogo alla sua frustrazione, al suo essere sempre stata considerata inferiore perché donna, in una società patriarcale, dove la sopraffazione è stata talmente introiettata che chi la subisce non è mai riuscita a sfidarla apertamente.
L’ex compagno di Giacomo si è trasferito negli USA, ha sposato il suo amore e ha avuto un figlio, Nicolas, che ha deciso di portare in Italia a far conoscere la nonna. Quando il bambino si fa male però si scontra con l’opacità e l’assurdità di un mondo che non lo considera padre, perché il bambino risulta in Italia solo figlio del marito. In tutta questa situazione caotica riceveranno aiuto e sostegno da Luana, ex rivale in amore che, ormai diventata avvocato, si offre di aiutarlo a rappresentare gli interessi della sua famiglia.
La cosa davvero bella è che, per ogni porta sbattuta, c’è sempre una forma alternativa di solidarietà, una sorta di famiglia o più famiglie di elezione che diventano muro di protezione dagli attacchi esterni, o stanza accogliente per ricreare uno spazio sicuro.
Cosa vogliono i protagonisti di questo romanzo? Come ogni essere umano vogliono essere visti, nel loro risalire la corrente del fiume, l’aria che a volte manca. Diventare se stessi, offrirsi senza scuse agli occhi miopi o spaventati del mondo richiede coraggio, ma l’alternativa è rinchiudersi dentro un carapace di solitudine che porta all’alienazione e alla morte dell’anima, e spesso, quando il peso della finzione diventa insopportabile, anche a quella fisica.
Nel romanzo ogni protagonista mette in scena il suo dramma privato, che diventa ribellione collettiva, ricerca di una voce che non vuole più essere ridotta al silenzio. Bambi, in un certo senso, è la voce di ogni ragazza, anche cis, che non ci sta ad essere considerata inferiore, o invisibile, destinata a un ruolo subalterno.
Mi viene in mente la frase di Agrado, la ragazza trans di quel capolavoro che è Tutto su mia Madre di Almodovar, che, davanti a una platea, dice: “Una ragazza tanto più è perfetta, quanto più somiglia all’idea che ha di sé stessa”. E la storia di Bambi diventerà presto un film, che attualmente è in lavorazione, con un contributo del Ministero della Cultura.
“Tacchi altissimi che non sembrano poter reggere il peso di un uomo.
Autoreggenti che fasciano cosce tornite.
Del resto, quel tubino rosso acceso lascia ben poco all’immaginazione.
“Giacomo…”
Sapienti sfumature di trucco.
“Giacomo, ma sei proprio sicuro di voler andare? Non ne hai bisogno”.
Che arrotondano i tratti del viso. E lo fanno brillare nel buio. Dicono la loro verità glitter, mentendo giusto un po’.
“È la mia dose settimanale, lo sai. La mia Messa del giovedì. I riti sono riti”.
È così anche per lei: ospitarlo ogni giovedì, per sentirlo vicino, per proteggerlo, e ogni giovedì tentare di trattenerlo.
“Luana…”
“Dimmi”.
“Grazie. Senza di te non saprei proprio come fare”.
La seconda parte del rito prevede un bacio e la benedizione rassegnata di lei: “Qualsiasi problema chiamami, io resto a casa stasera”.
La schiena di Giacomo che si allontana oscillando lievemente, il ticchettio dei tacchi sempre più lontano. Una pausa. Poi Luana si mette comoda. Pattina con i calzettoni fino al divano, ci si butta sopra, accende la tv, si sfila i pantaloni e intanto fissa il programma nello schermo, quello che capita capita. Durante la pubblicità va in camera per buttare i vestiti sulla sedia e puntualmente le cade l’occhio sulle foto appese alla parete, che ritraggono lei e Giacomo adolescenti, nei tanti viaggi fatti quando erano fidanzati. Due mondi così ricchi ma al tempo stesso incompleti, due cuori così vivi ma vulnerabili, due anime soffocate che cercavano solo un appiglio al quale sorreggersi, per trovare la forza di mostrarsi per quello che erano. Ma tutti i progetti, i sogni condivisi, le ipotesi su un futuro insieme sembrano lontani e irrealizzabili, di giovedì.
Lei, in quelle foto, ha la faccia di chi non se lo sarebbe mai immaginato”.



