“Beautyland” di Marie-Helene Bertino – traduzione di Manuela Faimali (Bollati Boringhieri)

In questo romanzo, Adina è una singolare figura di visitatrice extraterrestre, inviata sulla terra per comunicare con i suoi superiori via fax. Una metafora per raccontare l'esclusione.

Quando ho finito di leggere questo romanzo, che metaforizza il senso di esclusione di alcune persone, mi sono ritrovata bambina e poi adolescente, incompleta e desiderosa di parlare il linguaggio, che a me sembrava perfetto, di tutti i miei coetanei. Succede di sentirti alieno in un mondo dove le persone non sono interessate a vederti e tu devi ricreare i gesti degli altri per capire cosa sia essere simile all’umano che il mondo esige da te, senza disturbare, senza diversità.

Nata a Philadelphia il giorno in cui la Voyager 1 viene lanciata nello spazio, nel settembre 1977, Adina Giorno capisce di essere stata lanciata sulla Terra in contemporanea per raccontare la sua esperienza umana e dare testimonianza della possibilità di potersi trasferire, per i suoi simili, sulla Terra, un giorno forse non lontano.

Adina trova un vecchio fax e comincia a comunicare, in maniera più o meno precisa, con il suo pianeta, che ha un nome che ricorda uno sfrigolio, una sorta di cri-cri. Più avanti decide di raccogliere tutto il materiale di domande e risposte in faldoni e raccoglitori ordinati che da adulta le verranno richiesti per una pubblicazione.

Figlia di una madre single, senza una sufficiente assicurazione sanitaria, e che per arrotondare fa una serie di lavoretti, Adina mostra subito la sua sensibilità notevole quando, per una cena con un possibile spasimante della madre, in un costoso (e assolutamente fuori dalle loro possibilità) ristorante, si aggrappa alla vasca delle aragoste perché non vuole che vengano uccise e poi servite sui piatti, offerte come doni sacrificali alla golosità di chi non sente il mugolio di dolore che proviene dall’acquario. Rovina la serata alla madre e la relazione, anche perché viene fuori che il volenteroso spasimante non è single.

Adina è considerata una bambina dotata, ma ha difficoltà a pronunciare alcuni suoni, e poi non sembra portata per le lingue, in particolare per l’italiano, lingua degli avi, e magicamente, grazie all’intervento notturno di Solomon, il suo capo e mentore alieno che la incontra in uno spazio chiuso e luminoso, impara l’italiano e supera i suoi difetti di articolazione labiale, in un modo che lascia stupefatti i suoi professori. A scuola non è la bambina più popolare, è magra, uno scricciolo, con le spalle concave e gli occhiali, i capelli ricci e disordinati, mentre le cheerleader sfoggiano alte code di cavallo lisce e luminose, nomi dalla pronuncia come gomme da masticare, che cominciano tutti per J.

Gli amici di Adina diventano Marie-Antoinette, detta Toni, e suo fratello Dominic, con i quali trascorre, da adolescente, molto tempo nel centro commerciale Beautyland, luogo di sfogo al loro nervosismo giovanile. Adina, a parte questi due importanti contatti umani, vive in una sorta di mancanza di popolarità quasi scandalosa. L’unica cosa che le interessa davvero è il teatro, ma, a seguito di un imbroglio, non riesce a vincere una borsa di studio e deve accontentarsi di frequentare un college locale, alternando lo studio serale al lavoro di cameriera in un diner che serve pasti a prezzi speciali. Stanca della mancanza di possibilità e dell’aria asfittica che respira, Adina lascia il lavoro e il college e va a New York, dove raggiunge Toni e Dominic, entrambe persone queer, che solo nella libertà di una megalopoli riescono a vivere appieno le loro relazioni sentimentali e sessuali, e trova un lavoro, modesto ma accettabile, in un call center.

A New York, dove trascorre più di vent’anni, continua, con alterne vicende, a comunicare con Solomon e i suoi superiori, stretta nella morsa di un linguaggio e abitudini umane sempre più incomprensibili, sempre più difficili. Confida a Toni, che lavora come editor in una casa editrice, di essere un’aliena, e a Toni viene la brillante idea di far pubblicare fax, domande, osservazioni e risposte in una sorta di memoriale di autofiction. Contrariamente alle aspettative della stessa Adina, il libro diventa un successo, un modo per comunicare al mondo chi è e come si sente. A New York il cuore è un bagel, devotamente incartato, dice Adina, le emozioni che colano dalla carta stagnola e ti macchiano le dita. Le persone corrono, compatte, a prendere la metro, attraversano appena scatta il segnale del verde ai semafori, sempre di fretta, gli orari lo sprone che scandisce ogni minuto della loro vita.

E qui arriva la domanda, intensa: come si fa a essere umani? Basta parlare una serie di parole in codice, buone per ordinare da mangiare, salutare, rispondere a un’interrogazione?

Adina se lo chiede e, insieme a lei, me lo chiedo anch’io in questi giorni così difficili.

Metafora, descrizione appassionata di una certa working class che cerca di smarcarsi dalla ripetizione noiosa di lavori umili e mal pagati, ma soprattutto è un romanzo sulla possibilità di comunicare, su quanto le parole possano creare legami, e su quanto l’intera esperienza umana sia davvero troppo forte per poter essere descritta.

 

“In principio erano Adina e la sua madre terrestre.

Forse è per questo che alla fine, sveglia nel suo letto striato dal sole che filtra dalle imposte, le viene in mente il cappotto di sua madre, l’odore che aveva mentre inventavano una storia nella fila dei resi da House of Bargains, durante una delle loro interminabili giornate di commissioni. Adina doveva andare con lei perché sua madre era l’unica cosa che avesse. Era noiosissimo stare sotto quelle luci sibilanti fingendo di essere troppo stanca per reggersi in piedi, appoggiandosi al fianco di sua madre, cercando un pollo da lessare. Ogni bisogno umano soddisfatto”.

 

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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