“Entra il fantasma” di Isabella Hammad – traduzione di Maurizia Balmelli (Marsilio)

La messa in scena dell'Amleto ad Haifa diventa un modo per parlare di una terra martoriata e chiedersi se l’arte può rendere ancora vivi e vitali pure nelle situazioni estreme.

Quanto l’arte è in grado di spaventare e quindi, come possibile mezzo di risveglio delle menti e dei cuori, deve essere controllata, censurata, boicottata? È uno degli interrogativi che il romanzo di Isabella Hammad, candidato al Premio Strega Europeo, indaga. Prima dell’attentato del 7 ottobre e della politica repressiva che ne è seguita, già la Cisgiordania e i territori occupati non erano un luogo di feste, almeno per gli abitanti di origine palestinese. Tutto inizia con un ritorno a casa, o almeno un posto che è stato casa per la protagonista, Sonia, che dopo una delusione d’amore, torna ad Haifa per stare un po’ con la sorella maggiore Haneen. Haneen insegna all’Università e al contrario di lei ha scelto di prendere la cittadinanza israeliana e di restare ancorata in terra natia. Sonia è la sorella che ha scelto l’occidente, la modernità, in un certo modo l’oblio. Appartenenti a una famiglia di origine cristiana, le due ragazze sono state cresciute al riparo delle inquietudini e della storia del padre, attivo nella resistenza da ragazzo alla fine degli anni 60, anche se poi Haneen si è documentata, è andata oltre la inconsapevolezza giovanile. Sonia non sa bene cosa vuole con questo suo improvviso ritorno, ma si lascia convincere ad aiutare un’amica comune e vicina di casa, Mariam, regista teatrale, a mettere in scena il dramma per eccellenza, Amleto.

Quello che accade è che iniziando a mettere in scena Amleto Sonia inizia a ricomporre i pezzi del puzzle: conosce le parti nascoste e dolorose della storia familiare, l’oblio, la rabbia, le morti innocenti che aveva scelto di non vedere o ricordare. Quando inizi a recitare non puoi più nasconderti, specialmente quando ricominci a parlare la lingua che ti ha visto bambina.

Tutti gli attori, come è naturale in spazi ristretti e con l’energia di un progetto comune, mescolano le loro storie private con i personaggi. Rinegoziano i loro confini, le loro aspettative, interagendo con le richieste, frontali, intense, che Mariam chiede a ognuno di loro. Mettere in scena Amleto non è un semplice spettacolo teatrale, è percepito come una sfida, o una rivalsa.

Parlare di un conflitto noto, come è quello immaginato da Shakespeare, in una terra martoriata, è, forse, un semplice modo di provare che non siamo morti, e l’arte ci rende ancora vivi e vitali. Non siamo arresi quando attingiamo alle nostre personali riserve di forza, quelle segrete che neanche sapevamo di avere.

La voce artistica è sempre sentita come una forma di resistenza, qualcosa da soffocare, perché appunto, risveglia gli animi sopiti e rassegnati e mostra che un cambiamento è possibile. Una goccia nel mare, soltanto.

Nonostante l’orrore sia svelato in ogni modo possibile, non dobbiamo smettere di leggere, di ricordare, di provare a fare la differenza, e a trovare il nostro senso. I fantasmi siamo tutti e tutte, sorpresi dalla rivelazione che il mondo non è quello che credevamo, come è accaduto a Sonia, ad Amleto, come accade ogni volta che ci svegliamo dal sonno. Desti.

 

“Nel pubblico adesso qualcuno grida, gli spettatori si disperdono, le auto cercano di muoversi, strombazzano: vedono quello che noi non vediamo ancora. Quando i soldati compaiono in fila da dietro l’angolo un senso di catastrofe mi schianta il petto. Uno di loro spara un colpo. Qualche pietra fende l’aria. I gas lacrimogeni si espandono come ghiaccio secco. Il lampadario oscilla pericolosamente dalla gru. La voce registrata di Majed inizia a tuonare. Bada, sono lo spirito di tuo padre.

Entra il fantasma.”

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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