“Kala” di Colin Walsh – traduzione di Stefano Tummolini (Fazi)

In un gruppo di amici, scompare una ragazza, Kala, e questo rompe l’equilibrio che li tiene insieme. Ognuno deve cercare di convivere con un’assenza di cui si sente responsabile, perché a lei non è stato dato l’abbraccio o lo sguardo solidale, che forse avrebbero cambiato qualcosa.

Dico spesso a me stessa, forse come una specie di giustificazione per sfuggire alle trappole del disincanto del mondo adulto, che ho 15 anni emozionali. E quando ho trovato questo libro, narrato su due piani temporali, l’adolescenza e l’età adulta, l’ho percepito come un segnale. A quindici anni si è al bivio deciso tra infanzia ed età adulta, spinte in avanti verso le fascinazioni e tentazioni, e strappi dolorosi per tornare indietro.

Kala, Aoife, Helen, Mush, Joe, Aidan. Tre ragazze e tre ragazzi, irlandesi, all’inizio degli anni 2000. Già esistono i cellulari con le fotocamere, i social non sono ancora così diffusi, ma il mondo è un posto lontano, loro sono compresi dentro le loro teste, i loro fragili desideri, la scoperta della sessualità, il dolore, i segreti che non riescono a raccontare. Alcuni, come Aoife e Joe, hanno famiglie normali, mentre per gli altri non è così: Mush vive con la madre single, Helen ha una madre che si è suicidata e un padre alcolizzato, Aidan proviene da una famiglia di delinquenti, Kala vive con la nonna invalida e non sa neppure chi siano i suoi genitori.

Quando Kala scompare, l’equilibrio che li teneva insieme si rompe, ognuno deve cercare di convivere con un’assenza di cui si sente responsabile, perché a lei non è stato dato l’abbraccio o lo sguardo solidale che forse avrebbero cambiato qualcosa. Ognuno sente di non aver dato a Kala la giusta attenzione.

Kala non viene ritrovata, e per tutti inizia un calvario doloroso che spezzerà il loro legame. I superstiti cercheranno di costruirsi vite che scendano a patti con il senso di colpa e il vuoto.

Solo Aoife, distaccata dagli altri, riprende sul serio a vivere. Aidan si uccide dopo qualche anno. Helen emigra in Canada e sopravvive faticosamente come giornalista freelance, con pochi soldi e molta frustrazione, Mush è rimasto sfigurato e lavora nel bar della madre, servendo birre e cappuccini, senza nessuna possibilità (o lui sente questo) che non sia continuare così, abituato a vedere le persone distogliere lo sguardo dal suo viso devastato. Solo Joe sembra aver fatto carriera come cantante in America, ma in verità è divorato dal suo senso di inettitudine, dalla falsità del mondo dell’industria musicale e dalla mancanza di autonomia emotiva.

Quando tutti e tre, dopo 15 anni dalla scomparsa, si ritrovano per un matrimonio, nel bosco adiacente alla città vengono ritrovati dei resti umani, identificati come appartenenti a Kala, e allora il dolore tenuto a bada esplode, insieme a una serie di interrogativi. Perché la polizia non ha tenuto conto di certi indizi? Chi sono davvero i genitori di Kala? Chi ha messo in giro una sua foto sexy prima della scomparsa?

Quando le cugine gemelle di Mush scompaiono a loro volta, in una specie di macabra ripetizione di quello che potrebbe essere successo a Kala, i tre si mettono alla loro ricerca, nel labirinto della cittadina di Kinlough, nel bosco in cui si nasconde l’orrore di un’umanità degradata e malvagia. Sullo sfondo lo spettro del capitalismo più sfrenato e la rovina dell’ambiente.

Cose molto difficili verranno a galla, fantasmi del passato con i quali i trentenni di oggi devono confrontarsi. Le loro vite sono rimaste bloccate in quel momento di 15 anni prima, dentro sono rimasti gli adolescenti confusi e intontiti e spavaldi e innamorati che erano. Sarà proprio Kala, con la ricerca disperata della verità sulla sua famiglia, che ha portato alla sua scomparsa e poi alla morte, a riunire i suoi amici, a far uscire le energie bloccate dal dolore, come un pugno che blocca il plesso solare. Girano tutti intorno alla mai dimenticata adolescenza, che li trattiene ancorati ai loro demoni in maniera non dissimile da un cane che cerchi di strattonarsi dalla catena che gli sega il collo e gli toglie l’aria. Kala era bella e libera, ma era anche fragile, e voleva quello che vogliono tutti gli esseri umani sulla Terra: essere amata, essere vista, almeno per un attimo, nella sua feroce tristezza, compresa senza bisogno di parole.

Leggi questo romanzo e nuoti dentro un’acqua limacciosa e oscura, densa come sangue rappreso e sai, senti, che per diventare adulti non basta dimenticare chi eri quando avevi 15 anni. Se qualcuno ti dà fiducia a 15 anni sarai un adulto appagato, forse un utile ingranaggio del meccanismo mondiale di produzione e consumo. Se ti demoliscono a 15 anni, sarai una persona che gronda dolore, stille rabbiose di solitudine, e proverai a rimetterti in asse, farai quello che pensi sia la strategia della fuga per restare in vita, diventerai una macchia sul muro. O forse, uno scrittore.

 

“Ce ne stiamo appollaiati sulle bici in cima alla collina. Sopra di noi si sta sciogliendo il cielo. Di sotto, la città scintilla. Abbiamo quindici anni ed è l’estate più bella della nostra vita, quindi anche Kinlough partecipa al momento, tutta la città reagisce perfettamente alla nostra energia. Corre con noi al ritmo dell’imbrunire, ronza sui campi lontani lungo il flusso tortuoso del fiume Purr, si scalda sui tetti e sui cornicioni di ardesia, si arrampica su per il ticchettio dei raggi delle ruote, mentre corriamo con le bici in cima alla collina, freniamo sulla ghiaia con le sneakers e ci voltiamo a guardare in fondo al pozzo della sera girando lentamente le ruote, con prudenza, verso il bordo.

Siamo le ragazze: Kala, Aoife, Helen. Siamo i ragazzi: Aidan, Joe, Musch.

Kala sta in mezzo. Da così vicino le vediamo le lentiggini spuntare dal colletto logoro della camicia. Profuma di burro di karitè e di incenso, di tea tree oil e tabacco. Con l’occhio storto punta chissà dove. Ma l’altro è fisso sul nostro obiettivo, laggiù”.

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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