
Parliamo del romanzo “I giorni pari” con Maria Caterina Prezioso
“È una storia che voglio diventi dei lettori, che nasca da me e arrivi a loro che la possono fare propria. Se ne impossessino. E dare vita al loro ricordo”.
Scrittore e regista. Cura la regia della trasmissione Il Ruggito del Coniglio su Rai Radio2. Ha pubblicato i romanzi La strategia del tango (Gaffi), Io sono Kurt (Fazi), Il colore del tuo sangue (Arkadia) e Il sorriso di chi ha vinto (Arkadia). Ha insegnato nel corso di Scrittura Generale dell’università La Sapienza Università di Roma e insegna Scrittura e Radio all’Università Pontificia Salesiana. È stato co-fondatore e direttore della rivista Omero. Ha tradotto i manuali Story e Dialoghi di Robert McKee e Guida di Snoopy alla vita dello scrittore di C. Barnaby, M. Schulz.

“È una storia che voglio diventi dei lettori, che nasca da me e arrivi a loro che la possono fare propria. Se ne impossessino. E dare vita al loro ricordo”.

“Lo strumento che meglio può restituirci il senso della verità narrativa è proprio il corpo. È continuamente esposto, violato, alterato, anestetizzato ma sempre presente come luogo di percezione e reazione”.

“Quando si indossa una maschera, e ci si rende irriconoscibili, si rischia di scoprire la verità. Parlo di rischio, non a caso: Giorgio si riflette nello specchio e scorge Lorenzo, un uomo messo a nudo che incarna le verità su Giorgio”.

“Crei un gusto nuovo come scrivi una nuova storia. Il gusto del gelato è freddo, lo scaldi al palato, il gusto deve arrivare subito, veloce, potente e succede anche per le storie: quando il lettore le approccia sono fredde, tirate fuori dallo scrittore in attesa di essere lette e subito devono possedere la forza di colpire, incuriosire e di scaldare chi legge”.

“Questi racconti ai sono accumulati in trent’anni e più, e non pensavo di raccoglierli. Però a un certo punto ho cominciato a dare peso a queste singole storie e a sentire che, per quanto disparate, erano disperate abbastanza per stare in un contenitore”.

“Credo di scrivere fondamentalmente poesia, anche quando decido di raccontare una storia. È l’angelo terrifico di Rilke, o il Mefistofele del Faust di Goethe. Si attraversano inferni per superarli, non per ristagnare nella maledizione”.

“In genere io penso la storia ‘insieme’ ai personaggi che la devono vivere. La cosa a cui tengo di più in ogni caso è la scrittura, e una buona trama ti aiuta a portarla avanti con naturalezza, secondo me”.

“Mi trovo meglio dalla parte di chi cerca di migliorarsi per cambiare pezzi di mondo e circostanze”.

“Un uomo che appariva nato per e dentro la musica come l’elemento – l’unico probabilmente – nel quale poteva vivere appieno”.

“Ho scelto un eroe collettivo. Ho una mia ossessione: capire, nella vita, come la Grande Storia assorbe la Piccola Storia, come vengono schiacciate le persone comuni dalle decisioni dei pochi”.

“In seguito a un episodio scatenante, Bianca inizia la rincorsa verso la conquista dell’autonomia e il Grande Salto, desiderato e temuto, è una delle prove da vivere e superare”.

“La musica mi manca similmente a un arto fantasma che continua a dare segno di sé. Le mie frasi sono scritte su di uno spartito che contiene tutto”.