Ogni tanto capita di avere per le mani un manoscritto che sembra molto forte, scritto in modo ineccepibile, con una storia che pare raccontare in modo originale e senza censure, ma anche senza compiacimenti o effetti di bassa lega, una parte importante della società in cui ci è toccato vivere. E dopo aver pronosticato una sicura attenzione da parte del mondo editoriale, vediamo che fatica a uscire. Quindi l’autore decide di pubblicarlo comunque presso un piccolo editore pur di farlo arrivare ai lettori. Non è certo la prima volta che capita nella storia dell’editoria. I casi noti sono moltissimi, alcuni pure di scrittori famosi e celebrati, oltre che di bravi esordienti non baciati dalla fortuna. Quando succede, credo che sia giusto segnalarlo a chi ci segue con una specie di fascetta virtuale, che recita: “Leggetelo, cercatelo online se non lo trovate in libreria, non vi deluderà”. È il caso del romanzo L’amico di lei (Smith 2020), di Daniela Tani, autrice che è già al terzo romanzo – oltre a una raccolta di racconti – e che racconta in prima persona la vicenda del giovane gambiano Aliou, al centro delle dinamiche sentimentali ed economico sociali di una famiglia italiana che quasi se lo affilia. Con un ruolo che appare inevitabilmente ambiguo agli occhi degli altri svolto da Marianna, che è appunto la lei del titolo. È anche un’occasione per guardare la nostra cultura con gli occhi di chi, capitato tra noi quasi per caso, ci scruta dall’esterno. Come nell’occasione della messa di Natale, che Aliou racconta così: “Le persone si alzavano e si sedevano a seconda di quello che diceva il prete, rispondevano con parole che mi sembrava di non capire”. Ed ora, proviamo a chiedere a Daniela Tani qualcosa su questa sua opera.
Al centro del tuo romanzo c’è il punto di vista in prima persona di Aliou, un giovane mediatore linguistico, perché questa scelta?
Aliou è un ragazzo che come altri africani ha passato l’inferno della Libia, dei viaggi in mare, ha una bassa scolarizzazione, ma ce la vuole mettere tutta per riuscire in un mondo che non è il suo. Ha una volontà ferrea, si adatta a fare di tutto, parla l’inglese imparato per strada nel suo paese, parla alcuni idiomi africani, e soprattutto sa fare i conti. Conosce bene le quattro operazioni e le applica alla vita di tutti i giorni. La maggior parte di questi richiedenti asilo, praticamente analfabeti, provenienti da scuole coraniche, non ha obiettivi precisi, non sa contare (lo so che sembra incredibile ma è così: per esempio se tu chiedi quanti anni di differenza ci sono fra te e tua madre? Rimangono spiazzati). Ci si affida a quello che arriva dal cielo. Aliou è diverso.
Per creare questo personaggio mi sono liberamente ispirata a uno studente che avevo in classe.
È stato difficile immedesimarti in una figura così lontana da te, un giovane maschio del Gambia?
Per me non è stato difficile, ho passato tanto tempo scolastico con questo tipo di persone, un tempo che si allargava a una vita fuori della scuola, nei centri di accoglienza, con gli assistenti sociali, nella ricerca di lavoretti in nero (giardinaggio, pulizie) per aiutarli ad aumentare i settantacinque euro mensili che venivano loro consegnati dalla struttura accogliente e di cui avevano bisogno per mandare qualcosa a casa. Mi sembrava di sapere sempre cosa passava per la loro testa. Erano tutti maschi e io ero diventata un po’ maschio richiedente asilo (parlo al passato perché la situazione negli ultimi tre anni è cambiata soprattutto nell’accoglienza).
Aliou mi sembra un perfetto solitario, appare diffidente pure nei confronti degli altri stranieri che incontra. Accetta però di passare il Natale con Marianna e Manrico, perché lo fa?
Per Aliou frequentare Marianna e Manrico è come essere proiettato verso le grandi possibilità che il mondo dei bianchi può offrire, senza abbassarsi tuttavia a nessun atto di servilismo, cercando di sviare da un possibile triangolo amoroso, tenendo ben presente dove può portare una strada intuita o intrapresa.
Marianna lo presenta come “un’occasione per fare del bene”. A un certo punto del romanzo scrivi anche: “Mi hanno detto che qui la parola amore apre le porte a tutto”. È qui il focus di questa storia? Nell’amore e il suo contrario: l’ipocrisia?
Lui ha capito che in Europa i rapporti fra un uomo e una donna marciano al suono dell’amore rivestito di romanticismo, che in un secondo tempo può diventare bugia, tradimento. Marianna si presenta a lui come una fata benefattrice, ma anche come una donna seduttiva e ammiccante: perché non dovrebbe lui accogliere l’offerta? (Nel suo paese, il fidanzamento, la promessa, il matrimonio partono da considerazioni molto pratiche che fanno parte di accordi specifici fra famiglie, che poi possono essere affiancati da altre accordi per avere un’altra moglie, per avere altri figli. Il matrimonio ha una connotazione utilitaristica, l’uomo non sta attaccato alle gonnelle della moglie, vive fuori casa, la relazioni più strette sono quelle con gli amici).
A differenza di altre narrazioni in cui lo sguardo è puntato sulla cultura straniera, in questo romanzo è Aliou a giudicare la nostra società, il modo in cui vengono trattati gli anziani, l’omosessualità, le regole di convivenza. Per lui siamo noi, gli Altri, vero?
Aliou ha alle spalle un passato tragico, possiamo solo intuirne la gravità; niente viene descritto, come se il lettore fosse già abbastanza saturo di quello che deve vedere e sentire in televisione. Aliou dal suo passato ha guadagnato la forza e una specie di distacco che gli conferisce lucidità. Aliou vuole ottenere dei beni materiali (il desiderio di avere una casa propria è come un filo rosso che percorre tutta la storia e che determinerà il finale spiazzante) ma non per questo si esime dal giudicare questa società in alcuni aspetti che a lui paiono crudeli o inappropriati. Aliou si erge distante, guarda lontano, emotivamente controllato, mai completamente empatico o coinvolto.
Nella quarta di copertina Andrea Carraro ha scritto che “Aliou è l’antieroe per eccellenza”, sei d’accordo?
Mi verrebbe da dire: Aliou è l’eroe di se stesso, al di là del bene e del male.
E invece Marianna chi è, com’è?
Marianna è una donna a cui piace “abbracciare” gli altri, è “abbracciata” e sostenuta da una famiglia ricca che guarda con benevolenza ai desideri della figlia. Per lei Aliou rappresenta il ragazzo da aiutare su cui depositare tutta la sua voglia di dare; ma Aliou è bello, giovane, ha una marcia in più rispetto ai ragazzi ospitati nel centro di accoglienza, Aliou diventa la trasgressione, il frutto proibito, l’occasione per buttare a monte una vita già preordinata.
Nella tua narrativa c’è uno sguardo sull’altro, sul diverso, anche quando il diverso e l’altro siamo noi. Perché?
Nei miei testi il diverso è la persona cosiddetta normale che manifesta la sua vera natura nel compiere gesti banali, ordinari: più che esprimere i suoi sentimenti, descrivere gli stati d’animo, agisce e interagisce con gli altri per smascherarne i difetti e magari assolvere se stesso.
C’era qualche autore che ti ispirava durante la scrittura di questo romanzo? Come vedi l’editoria italiana rispetto alle vicende di cui ti occupi?
Io ho scritto tre romanzi ognuno avente come protagonisti immigrati la cui esistenza viene a scontrarsi con l’ineluttabilità della nuova vita: L’ospite cinese, Kebab per due, L’amico di lei.
Gli autori e le autrici irlandesi, loro stessi esuli, provenienti da mondi feroci, catapultati dentro realtà che ne forgiano la nuova esistenza, hanno soffiato da lontano sulla mia scrittura.
L’editoria non è molto interessata a simili contenuti. Il “prodotto” sembra che non venda. L’amico di lei è stato pubblicato da un editore che si presenta come tale ma è appena meno di un tipografo, di qui tutto quello che ne consegue fa sì che il libro non abbia nessuna possibilità di diffusione. Avrei dovuto tenerlo ancora nel cassetto e aspettare. Ma aspettare che cosa?
Alla fine tutti si accordano per cavarsela al meglio e resta solo una vittima sul terreno. Non c’è nessuno che giochi pulito, né i parenti, né l’avvocato, né gli altri. Quindi non si salva nessuno?
In questa storia i personaggi rimangono tutti aggrappati alla meno peggio al pezzetto di terra che ancora gli resta, nessuno si eleva a vette più alte di spiritualità. Si salva forse la zia, spaventevolmente oltraggiata in volto fin dalla nascita, ma con il cuore che può volare, forse abituato a rifugiarsi in mondi ultraterreni per sfuggire al dolore.
Aliou, con il passo deciso, va verso una meta che che lo solleverà una spanna da terra. Al di là del prezzo pagato.



