
“Shittysburg” di Rachele Salvini (Pidgin)
Un romanzo che racconta come non sia mai facile assolversi per aver scatenato furia e rabbia cieca in chi dice di amarti, che ti ha reso felice, e poi ti ha annientato.

Un romanzo che racconta come non sia mai facile assolversi per aver scatenato furia e rabbia cieca in chi dice di amarti, che ti ha reso felice, e poi ti ha annientato.

Nel minuscolo paesino di Poggio Berni, Natale consuma le sue giornate sperso tra lavoretti occasionali, i cremini al bar e i sogni erotici su Lady Diana, defunta ma viva per lui nelle sue furiose sessioni di autoerotismo.

I racconti di questa raccolta, anche quando sono ambientati d’estate, sembrano sempre svolti in una cupa notte di inverno artico, con il freddo che paralizza i corpi e nessuna luce in lontananza.

Un romanzo in cui si incontrano persone e personaggi che giocano con l’identità, praticano rituali di magia sudafricana, curano le cicatrici dei loro corpi oltraggiati e mutilati e delle loro anime prigioniere.

In questo romanzo il male germoglia e cresce alimentato dalle coscienze chiuse, dall’avida competizione, dalla cieca obbedienza al rispetto, feroce, delle regole.

In questa raccolta di cinque racconti viene messa in scena la profonda fragilità della vita umana e dei legami che apparentemente sembrano i più saldi.

La pelle può essere un cartello di vietato l’accesso o di benvenuto, ma siamo noi a scegliere quello che fanno i nostri corpi, le nostre menti. Non siamo vittime, non siamo esuli, o prigioniere all’interno della nostra stessa pelle.

Storia di Nila e del suo lacerante conflitto tra cercare di sopravvivere nella sua comunità afgana di riferimento e il bisogno di sentirsi integrata nella società tedesca.

Questo romanzo à una metafora e un racconto dell’amore, della solitudine e del perdono, sul senso della maternità come condanna o dono, e soprattutto di una queerness che dev’essere accettata, perché semplicemente è quello che si è.

In un Universo fatto di orari, scadenze, esodi, consegne, idee da realizzare, bollette astronomiche e rapporti fluttuanti, vive Cassie, trasferita a San Francisco, nel cuore del settore high tech.

Almeno otto persone giurano di aver fatto sesso con Callista, di essere stati disturbati dalla sua canzone, una nenia inascoltabile, cantata nella lingua dei Lakota, e di averla uccisa, in otto modi diversi.

Ci sono molti interrogativi e alcune possibili risposte in questo romanzo che racconta di un lato oscuro degli USA ma probabilmente di tutta l’umanità.