
“I confidenti” di Charlotte Gneuss – traduzione di Silvia Albesano (Iperborea)
In questo romanzo la verità non è mai lineare, è sempre fatta di strati, di possibili insidie, in un mondo che ha perso ogni forma di sicurezza.

In questo romanzo la verità non è mai lineare, è sempre fatta di strati, di possibili insidie, in un mondo che ha perso ogni forma di sicurezza.

Le protagoniste di questi racconti sono accerchiate da possibilità dalle quali finiscono con il ritrarsi, americane di seconda o terza generazione, di origine cinese, eternamente disfatte dal loro sentirsi estranee nel mondo che abitano.

Un libro che parla di tutte quelle piccole mancanze che si accumulano nella nostra vita e che col passare degli anni ci fanno riflettere sul senso delle nostre azioni.

Il protagonista di questa storia scappa ogni volta che c’è una possibilità di contatto umano profondo. Si nasconde anche dall’amore e preferisce la fuga a ogni possibilità di sconfitta o di perdita.

I personaggi evocati e messi in scena in questo romanzo hanno la vibrante capacità di portarci con loro, nel mondo strascicato e confuso nel quale si muovono che ricorda la tradizione teatrale partenopea.

Un libro che contiene racconti e un romanzo breve dove la potenza di scrittura è capace di scuoterci, per la capacità evocativa e descrittiva nel narrare un mondo matriarcale in cui gli uomini sono considerati Peccati da osservare o da rinchiudere.

La narrazione scavalca anni ed emozioni, in una Svezia libera e progressista, fatta di divani sdruciti e abuso d’alcool, case da pulire e sempre piene di sconosciuti in cerca di un appoggio.

I protagonisti di questi racconti sono ritratti nel loro momento di ordinaria consapevolezza, dovunque si trovino, sospesi tra la tentacolare ed escludente Dubai, la scintillante e instancabile Maiorca, la stratificata e ossequiosa Pechino, o la serafica Melbourne, i loro corpi e le loro menti mostrano segni di crepe.

Racconti che sono flash su vite perdute, dove l’essenziale è la sopravvivenza quotidiana, sempre in affanno su progetti futuri, la difficoltà di arrivare a fine mese, lavori precari e mal pagati.

Un romanzo provocatorio, intenso, a tratti estremamente disturbante, mette a fuoco il tentativo di scandagliare i nostri angoli bui.

Il profeta, lacero e con le vesti in fiamme, canta la rovina di un popolo e non di un altro, e quella che per una parte del mondo è una tragedia per un’altra è soltanto una notizia al telegiornale.

Questo romanzo si chiede se si possa vivere anche soffrendo, accettando la sensibilità come parte di un pacchetto di doni.