
“Shittysburg” di Rachele Salvini (Pidgin)
Un romanzo che racconta come non sia mai facile assolversi per aver scatenato furia e rabbia cieca in chi dice di amarti, che ti ha reso felice, e poi ti ha annientato.

Un romanzo che racconta come non sia mai facile assolversi per aver scatenato furia e rabbia cieca in chi dice di amarti, che ti ha reso felice, e poi ti ha annientato.

L’ispirazione per questo romanzo con tre voci narranti è l’assedio di Waco, quando dal febbraio all’aprile del 1993 una setta cristiana si è asserragliata nel suo ranch, per resistere all’irruzione dell’FBI.

In questo romanzo il male germoglia e cresce alimentato dalle coscienze chiuse, dall’avida competizione, dalla cieca obbedienza al rispetto, feroce, delle regole.

Ci sono molti interrogativi e alcune possibili risposte in questo romanzo che racconta di un lato oscuro degli USA ma probabilmente di tutta l’umanità.

Un romanzo che racconta come l’America non sia una terra di Abbondanza, dove non c’è solidarietà umana abbastanza salda, quando chiedi aiuto ti viene opposto il bieco rispetto di regole insensate, il cui valore dovrebbe essere ridiscusso ogni volta.

“Amo gli stimoli creativi, la diversità, il caos apparente e il mio essere allo stesso tempo anonimo e protagonista”.

Una narrazione che sembra il protrarsi di sequenze oniriche e lisergiche attraversate da una forma di lucidità disturbata, come le immagini che emergono dai sogni.

Una città che sembra un luogo di perenne attesa, un insieme di strade pericolose dove si può essere uccisi per pochi dollari, dove la musica risuona tutta la notte.

“Questo libro è nato come un racconto per ragazzi: incentrato sulla storia di un cavallo, un Paint Horse, e del suo giovane padrone”.

Un romanzo che si chiede cosa fare dei nostri corpi, delle nostre anime turbate e molestate, quando il nostro sentire non si accorda a quello di una maggioranza cieca e sorda.