Domenica 17 maggio 2026, alle ore 18, nella Sala Giuseppina del Palazzo del Freddo di Giovanni Fassi a Roma, sede operativa della Scuola Genius, presenteremo Il centro dell’onda, nuovo romanzo di Francesca Gramegna, pubblicato come il precedente Salta senza paura dalla casa editrice Ultra. Al centro della nuova narrazione c’è di nuovo Bianca, la ragazza che abbiamo visto nel precedente romanzo prepararsi all’esame di maturità, decisa a “imparare tutto”, tra la sofferenza e la tenacia dello sport e l’oppressione di una famiglia soffocante. Adesso la ritroviamo letteralmente in vacanza in riva al mare, alle prese con con il primo vero amore, con la passione totalizzante tipica della sua età. È una buona occasione per continuare il discorso intrapreso qualche tempo fa con l’autrice.
All’inizio del romanzo c’è una frase che mi ha colpito: “Se credi nelle Storie, nel Fato, nell’Amicizia e nell’Amore questo libro è per te”, a chi ti rivolgi? Chi sono i tuoi lettori d’elezione?
Mi rivolgo a chi è affascinato dagli incanti della vita, a chi nutre la fiducia nella sua ricerca dell’equilibrio interiore e, perché no, della felicità, alle persone che danno priorità al valore delle relazioni piuttosto che agli arrivismi e alle esteriorità.
Torna Bianca, la protagonista del tuo romanzo precedente, com’è cambiata?
Bianca, attraverso le esperienze narrate nel primo libro, ha acquisito maggiore sicurezza in sé stessa, quella che in questa nuova storia le darà il coraggio di fare scelte non scontate, mantenendo gli entusiasmi e l’autenticità che l’hanno contraddistinta in precedenza.
Perché hai scritto un nuovo romanzo con la stessa protagonista? Sta nascendo una serie?
Si parla d’amore tra ragazzi, pensi che si possa definire un “romance” questa storia? Oppure, come in fondo era pure Salta senza paura, si tratta di un
romanzo di formazione?
Bianca fa l’esperienza del primo amore, quello totalizzante della sua età, e quindi non siamo lontani dal “romance”, con i suoi colpi di scena, le estasi e le disperazioni, e allo stesso tempo comprendiamo che quell’esperienza, insieme ad altre che attraversa nel corso del romanzo, all’incontro con nuovi personaggi significativi, le fa fare un altro passaggio di crescita importante.
E penso per esempio a Dummì, una figura dalla carica vitale molto intensa.
Ma questo non accade forse nelle nostre vite più e più volte, ad ogni svolta di rilievo?
Mi trovo in difficoltà a incasellarlo in uno soltanto dei due generi.
Il linguaggio della tua storia è pervaso di dialettismi però risulta comprensibile per tutti, come lavori sulla scrittura?
Con estrema accuratezza, leggendo e rileggendo, su supporti diversi, in silenzio e in voce, fino a quando la musicalità del napoletano non si fonde con quella dell’italiano e viceversa.
E immaginando l’impatto su ogni tipo di lettore e di lettrice, di qualunque provenienza. Aggiungerei che la narrazione è in prima persona, è quella del linguaggio parlato e pensato di una diciottenne, per cui ho lavorato su immediatezza e autenticità, inserendo anche elementi sgrammaticati, spesso attingendo alla costruzione della lingua napoletana.
A un certo punto arriva il colpo di fulmine: “”Questa saetta ca s’è infizzata int’o core mio e che ha fatto centro pure dentro a tutte le cellule del mio corpo””, lo vedi succedere spesso tra i ragazzi?
Ho insegnato e quindi ho vissuto in un osservatorio privilegiato nella mia lunga carriera, della quale, non ti nascondo, provo spesso nostalgia. Aver vissuto tra gli adolescenti mi consente di risponderti che in questo ambito credo nulla sia cambiato dalla notte dei tempi. L’attrazione fulminea, l’innamoramento subitaneo sono una caratteristica dei giovani, purché, oggi, sollevino gli occhi dai cellulari che li fagocitano. Di sicuro attualmente sono diverse le modalità di approccio e di consumazione delle relazioni che instaurano, ma i cuori che palpitano sono ciò che conta, e sono gli stessi. E forse non soltanto in giovane età.
Poi arriva la verità e lei si ritrova: “Sfrantumata come una sfogliatella riccia al primo morso”… Alla fine è l’amicizia la cura per i mali d’amore?
L’amicizia, come già in Salta senza paura, è un valore prioritario nella mia narrazione, anche quando, a un certo punto, sembra che non lo sia più per Bianca.
Io credo che nobiliti ogni relazione, e, anche parlando di amore, ne garantisca la durata e la solidità. Intendo l’amicizia all’interno della coppia e intorno alla coppia.
L’amicizia è qualcosa di stabilizzante.
Nel romanzo vediamo che ci sono anche altre “cure” che aiutano Bianca: lo sport, l’arte, la creatività, la natura, l’operosità. La vita è fatta di tanti ingredienti.
Cosa vorresti che rimanesse ai lettori della lettura del Centro dell’onda?
La consapevolezza che abbiamo risorse interiori per affrontare i momenti difficili della vita, tanto più efficaci se attivate tenendo per mano le persone per noi significative.
Che dobbiamo essere grati agli amori vissuti, anche quelli finiti male, e con queste parole forse non troverò facile accoglienza, perché ci hanno lasciato comunque qualche sfavillìo, che, a ben vedere, ancora ci illumina.
Infine, che l’amore è una delle esperienze che vale sempre la pena di vivere.



