
Come trasformo Willy Wonka in gelato
Una coppetta con due tipi di cioccolato: uno al latte, l’altro che è un sorbetto, purissimo.

Una coppetta con due tipi di cioccolato: uno al latte, l’altro che è un sorbetto, purissimo.

Un’eredità pesante, un segreto con cui fare i conti, si svela fra i corridoi della biblioteca Joanina.

Al Palazzo del Freddo non c’è solo gelato, ma anche una presenza importante che aleggia e ricorda ai vivi che sono la somma di tutto ciò che li ha preceduti.

Una miscela temporaneamente stabile di due fluidi immiscibili, uno dei quali è disperso nell’altra.

Crema all’Armagnac e lavanda, abbinata a panna spray industriale, finta, studiata per apparire spumosa e perfetta.

Schivare i pugni dell’avversario disseta come la fragola in acqua di menta e colpirlo è il tiramisù bagnato che ti porta a un passo dalla vittoria.

Un esercizio di stile di chi conosce l’arte del gelato e ne sacrifica la corporeità a vantaggio del proprio ego.

Una coppetta di buio che ridipinge gli iridi di tutti i colori e genera parole impronunciabili.

Panna, zucchero, uovo, vaniglia, scorze di agrumi, timo, chiodi di garofano, scorze d’arancia, cedro e un ingrediente segreto per un sapore che duri per tutta la vita.

Un gusto complesso, racchiuso in una coppa di legno chiusa in una teca di vetro che nessuno può toccare.

La canzone cantata da Madame e Marracash è il ricordo di una crema che, com’è fatta, nessuno lo sa. Una sola persona lo sa.

Un sorbetto ai frutti di bosco per il viaggio di uno scrittore in un oblio infernale, tutto in nome della storia da raccontare, da scrivere.