Lo shock della perdita di orientamento che da sempre accompagna la fine di una relazione, la voluta crudeltà manipolatoria del partner, l’abbandono di una casa amata, di oggetti amati, e soprattutto il difficile e delicato cammino fatto per elaborare la propria mancanza di autostima, il cercare e trovare sempre relazioni abusanti, tossiche, poco rispettose di sé. E poi il tradimento, che è una faccia altrettanto intensa della convinzione della propria inadeguatezza. Per la prima volta Catherine Lacey mette a nudo il suo cuore frantumato, il suo ego ferito e calpestato, alla ricerca delle radici delle sue paure più sepolte, il nodo gordiano tra un compagno violento e il padre. Se un uomo di cui ti fidi ti dice quello che sei, non può essere che abbia ragione? Perché tu forse non hai abbastanza fiducia in te stessa da capire che quello che ti sta di fronte, in nome dell’amore, sta cercando di rendenti schiava del suo narcisismo e della sua visione del mondo, dove gli altri esistono solo per rendergli il viaggio più divertente. Da questa relazione malata Catherine esce a pezzi, confusa, frastornata, il suo compagno le comunica che vuole lasciarla con una mail, quando vivono ancora nella stessa casa. Quando lei in lacrime gli chiede “Non mi ami più?” lui risponde, imperturbato, “No, tu non mi ami più”, in un perfetto esempio di comunicazione manipolativa. “Perché non hai capito i miei bisogni”. Lei quell’uomo lo chiama Il Motivo, come motivo per fare cose che non faresti mai, il motivo per cambiare città o prospettive, il motivo per sopportare musi lunghi e rifiuti.
In un libro che racconta due storie apparentemente diverse e che sono saldate insieme come dita, la scrittrice narra del suo percorso di ritrovare la propria pelle, dismettere quella vecchia e accettare le contraddizioni. Come fare a fidarsi del proprio giudizio? E ad amare di nuovo qualcuno, quando siamo state scosse come alberi, i frutti caduti a terra dai rami, e calpestati senza nessun motivo plausibile. Scopriamo le letture filosofiche fatte dall’autrice per salvarsi la vita, gli eccessi e le amicizie, quelle che ti conoscono senza giudicarti e che sono pronte a offrirti un divano o un abbraccio quando serve. Nel suo percorso dove metaforicamente vengono inghiottiti e risputati organi e pezzi di vetro, sentiamo cosa significhi per lei amare. L’amore può frantumarti ma anche ricomporti.
Nelle mie peregrinazioni in una serie di città diverse ho sempre trovato strane specie di famiglie, sempre amici pronti a prendere in giro le mie paranoie, ma anche pronti a dividere con me tempo e cielo e storie.
Questa è la possibilità che abbiamo: trovare persone che amiamo e che ci amano è essere a casa, quel luogo dove quando bussi ti devono far entrare ma anche luogo che, quando te ne vai, ti viene a cercare, citando Robert Frost. Questo libro mi ha consolato, ha dato nomi alla mia rabbia e, ancora una volta, fa quello che fanno i libri che ti servono: mi ha detto che non sono sola.
“Strano impulso di catalogare quei giorni, non che rischi di dimenticarli, non che li ricordi chiaramente. Mi svegliai nella stanza degli ospiti, in mansarda, un’ospite in casa mia. Non avevo mai dormito in quella stanza, e mentre fissavo il soffitto e le pareti a listelli bianchi mi sentivo come se mi avessero ristretta e infilata in una casa delle bambole, e allora capii – di nuovo, o per la prima volta – che il dolore nell’espandersi comprime, riduce la persona a una versione giocattolo di sé stessa. Un uomo al piano inferiore era Il Motivo per cui io ero stata retrocessa da inquilina a ospite. Mi squillò il telefono. Il Motivo mi stava chiamando da giù di sotto. Voleva sapere se avevo intenzione di salutarlo prima di andare all’aeroporto. E cosa ho fatto tutta la settimana, gli chiesi, se non salutarti? Riattaccai.
Svariate stagioni dopo quei giorni nella stanza degli ospiti, mi sono ritrovata a vivere una vita inaspettata in un altro paese. Quando Robin, una nuova amica, mi chiese se stessi scrivendo un altro romanzo, mi sorpresi nel sentirmi dire: Non ho più voglia di scrivere storie di fantasia. Sono stufa di farmi fregare.”



