I viaggi come fonte di ispirazione

Quando si parla di viaggi, c’è una citazione bellissima di Cesare Pavese che è, secondo me, la chiave di lettura di come uno scrittore o un aspirante tale dovrebbe viaggiare:

Viaggiare è una brutalità. Obbliga ad avere fiducia negli stranieri e a perdere di vista il comfort familiare della casa e degli amici. Ci si sente costantemente fuori equilibrio. Nulla è vostro, tranne le cose essenziali – l’aria, il sonno, i sogni, il mare, il cielo.

Questa è una citazione, secondo me, esplicativa perché, uscendo dalla comfort zone, noi acuiamo i nostri sensi, siamo più ricettivi in viaggio e, se riusciamo a usare questa sensorialità amplificata, tutto ciò che vivremo potrà essere usato in un racconto. Immaginate un incontro di persone, che possono diventare personaggi, oppure le nuove location, i nuovi ambienti che andrete a visitare in viaggio e che, con questa sensazione di essere lontani da casa, un po’ indifesi, più ricettivi, potrebbero diventare con più facilità ambientazioni dei vostri racconti.

Uscire dalla comfort zone significa non attingere sempre alle stesse fonti, perché, per quanto uno scrittore si impegni a grattare verità da tutto ciò che lo circonda, uscire fuori da quello che è abituato a vedere e a vivere gli permette di aprire nuove strade. Si tratta anche di un discorso culturale: viaggiare ci rende scrittori più inclusivi, conoscere le caratteristiche di popoli lontani e sforzarsi di capire altre lingue ci mette in contatto con parti più rudimentali, più primordiali di noi, ci mette alla prova.

Sono di ritorno, come alcuni sapranno, da un viaggio piuttosto lungo e complesso in Ucraina, in cui ho preso tantissimi appunti: ho scritto molto più del normale, non soltanto perché emotivamente è stato un viaggio complicato, ma anche perché ho vissuto luoghi lontani, completamente opposti a quelli a cui sono abituato. Per poter scrivere dei propri viaggi è importante anche la predisposizione emotiva, il desiderio di raccontarli. Certo, sono andato in un luogo in cui l’emotività è molto sensibilizzata, ma uscire fuori dall’ordinario ci permette sempre, in generale, di trovare nuove strade e non solo: viaggiare non è soltanto cambiare luogo, ma anche cambiare idea.

 

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Andrea Fassi

Scrittore e co-fondatore della Scuola di scrittura Genius, nata nel 2019 insieme a Paolo Restuccia, Lucia Pappalardo, Luigi Annibaldi e altri professionisti dell'editoria. All'interno dell'accademia è docente di scrittura sensoriale e cura per il magazine "Dentro la lampada" la selezione dei migliori concorsi letterari nazionali. La sua produzione narrativa esplora le dinamiche del genere horror e weird. Ha pubblicato il romanzo "Papille" (Coda di Volpe, 2025) e diversi racconti, tra cui "Lamia" e "Il Netturbino" sul portale Scheletri.it e "Carne" sulla rivista letteraria La Nuova Carne. Ha ricevuto il premio al concorso "Bukowski" per il racconto "La macchina del giovane Saleri", mentre il lavoro "Quando smette di piovere" è stato selezionato tra i migliori racconti al concorso "Michelangelo Buonarroti". In ambito giornalistico ha gestito la rubrica "Esquisito" per la testata "Il cielo sopra l'Esquilino" e ha collaborato con "La Cucina Italiana”. Ogni due settimane cura SottoZero, una newsletter su Substack che trasforma il ricordo in narrazione breve. Pronipote del fondatore del Palazzo del Freddo, Andrea rappresenta la quinta generazione della famiglia Fassi. Ricopre il ruolo di Amministratore Delegato, con la responsabilità della sede storica di Roma e della produzione per i locali in franchising all'estero. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha conseguito il Master del Sole 24 Ore in Food and Beverage Management dopo aver maturato esperienze professionali nella ristorazione internazionale in diversi paesi del mondo.

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