Come trasformo i Cor Veleno in gelato

Nell’era del gourmet o mainstream alimentare che idolatra il cibo come il porno, l’underground resta negli abissi della semplicità a far godere il popolo a suon di creme rudimentali, di beat e gusto massicci.

Ci sono poche certezze senza tempo nella capitale.

La nostra panna, la doppia fila, il Colosseo, i Cor Veleno e aggiungo, perché nella mia storia musicale insieme a Squarta, Grandi Numeri e Primo sono come crema e cioccolato: i Colle der Fomento.

Che poi è tutto un laboratorio creativo che dalla strada racconta la periferia romana, mette in scena la gente di Roma, dà forza, affronta, mette in rima, esorcizza la paura e ti ricorda che il lato oscuro si può ritmare.

Se sei cresciuto con il rap della prima ora e oggi nelle cuffie hai Spotify che ti manda tra colpi di rullante e cassa le note di ogni artista possibile, il tuo dito torna magnetico a cercare Primo e Squarta quando senti il peso dell’asfalto e dei palazzi e hai voglia di sostanza grezza e cristallina.

È così. Questa è Roma, assaggi gelati ovunque ma è il Palazzo del Freddo che scardina ogni serratura del gusto e ti buca ogni certezza, ci torni, ci guardi dentro e ti ricordi di quando eri bambino. Senti quel gelato che sa di vero, di popolo.

I Cor Veleno battono rime, uccidono fake, schioccano sul tempo come la nostra panna soda che scivola sul cono, tu li ascolti e ti ricordi che l’arte non deve per forza avere estetica, l’arte è espressione rigorosa di vita e nessun critico esistente può arrovellarsi il diritto di giudicarla.

Nell’era del gourmet o mainstream alimentare che idolatra il cibo come il porno, l’underground resta negli abissi della semplicità a far godere il popolo a suon di creme rudimentali, di beat e gusto massicci.

Facciamo capolino in qualche classifica ma non pretendiamo la vetta, perché aspiriamo al fondo del cuore di chi assaggia e di chi ascolta.

Incastonate tra i marciapiedi che sembrano pietre ma sono diamanti, rime e gelato scorrono tra i ricordi della capitale; guardo il cielo color fumo e acciaio con i “Corve” nelle orecchie e mi ritrovo in una Roma vera come mai, vera a pieno titolo.

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Andrea Fassi

Scrittore e co-fondatore della Scuola di scrittura Genius, nata nel 2019 insieme a Paolo Restuccia, Lucia Pappalardo, Luigi Annibaldi e altri professionisti dell'editoria. All'interno dell'accademia è docente di scrittura sensoriale e cura per il magazine "Dentro la lampada" la selezione dei migliori concorsi letterari nazionali. La sua produzione narrativa esplora le dinamiche del genere horror e weird. Ha pubblicato il romanzo "Papille" (Coda di Volpe, 2025) e diversi racconti, tra cui "Lamia" e "Il Netturbino" sul portale Scheletri.it e "Carne" sulla rivista letteraria La Nuova Carne. Ha ricevuto il premio al concorso "Bukowski" per il racconto "La macchina del giovane Saleri", mentre il lavoro "Quando smette di piovere" è stato selezionato tra i migliori racconti al concorso "Michelangelo Buonarroti". In ambito giornalistico ha gestito la rubrica "Esquisito" per la testata "Il cielo sopra l'Esquilino" e ha collaborato con "La Cucina Italiana”. Ogni due settimane cura SottoZero, una newsletter su Substack che trasforma il ricordo in narrazione breve. Pronipote del fondatore del Palazzo del Freddo, Andrea rappresenta la quinta generazione della famiglia Fassi. Ricopre il ruolo di Amministratore Delegato, con la responsabilità della sede storica di Roma e della produzione per i locali in franchising all'estero. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha conseguito il Master del Sole 24 Ore in Food and Beverage Management dopo aver maturato esperienze professionali nella ristorazione internazionale in diversi paesi del mondo.

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