Questo sconsiglio è dedicato a chi decide di diventare scrittore in età avanzata. Cominciamo sgombrando il campo da qualche luogo comune. Se a scuola e all’università non eravate delle cime nelle materie letterarie, non è detto che non abbiate talento per la scrittura. La scuola raramente riesce a intercettare/sostenere il talento letterario, che può oltretutto venire alla luce più tardi. Non è mai troppo tardi per la scrittura. Pensate a Gesualdo Bufalino, uno scrittore siciliano che conobbe la pubblicazione e il successo solo a 61 anni, quando pubblicò Diceria dell’untore (1981) con cui vinse il Campiello. Oppure pensiamo a Tomasi di Lampedusa il cui capolavoro Il Gattopardo è stato scritto da uomo anziano, anzi da vecchio, nel ‘56, settantenne, poco prima di morire, e uscì soltanto postumo, oppure pensiamo a Bukowski, che pubblicò il suo primo libro, Post-office, a 51 anni. Sono più frequenti di quanto si pensi casi del genere.
Facciamo un’ipotesi assai frequente. Per tutta la vita avete avuto altro da pensare che scrivere: la famiglia, il lavoro, i figli… E avete lasciato che quel vostro talento restasse come congelato per tanti anni, sul blocco di partenza, in attesa del momento giusto per riaffiorare e finalmente esprimersi. Ed ora che siete in pensione, alla fine della vostra vita, avete finalmente tutto il tempo che volete per mettere a frutto quel vostro talento, per dedicarvi a tempo pieno alla scrittura! Beh, allora che aspettate? Che aspettate a rispondere a quella famosa Chiamata, che ci fa il Buon Dio della Scrittura?



