Il talento congelato

Questo sconsiglio è dedicato a chi decide di diventare scrittore in età avanzata.

Questo sconsiglio è dedicato a chi decide di diventare scrittore in età avanzata. Cominciamo sgombrando il campo da qualche luogo comune. Se a scuola e all’università non eravate delle cime nelle materie letterarie, non è detto che non abbiate talento per la scrittura. La scuola raramente riesce a intercettare/sostenere il talento letterario, che può oltretutto venire alla luce più tardi. Non è mai troppo tardi per la scrittura. Pensate a Gesualdo Bufalino, uno scrittore siciliano che conobbe la pubblicazione e il successo solo a 61 anni, quando pubblicò Diceria dell’untore (1981) con cui vinse il Campiello. Oppure pensiamo a Tomasi di Lampedusa il cui capolavoro Il Gattopardo è stato scritto da uomo anziano, anzi da vecchio, nel ‘56, settantenne, poco prima di morire, e uscì soltanto postumo, oppure pensiamo a Bukowski, che pubblicò il suo primo libro, Post-office, a 51 anni. Sono più frequenti di quanto si pensi casi del genere.

Facciamo un’ipotesi assai frequente. Per tutta la vita avete avuto altro da pensare che scrivere: la famiglia, il lavoro, i figli… E avete lasciato che quel vostro talento restasse come congelato per tanti anni, sul blocco di partenza, in attesa del momento giusto per riaffiorare e finalmente esprimersi. Ed ora che siete in pensione, alla fine della vostra vita, avete finalmente tutto il tempo che volete per mettere a frutto quel vostro talento, per dedicarvi a tempo pieno alla scrittura! Beh, allora che aspettate? Che aspettate a rispondere a quella famosa Chiamata, che ci fa il Buon Dio della Scrittura?

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Andrea Carraro

Andrea Carraro, scrittore, nasce a Roma. Se avesse ricevuto un euro ogni volta che sui media hanno usato il termine “il branco” per parlare di uno stupro di gruppo, citando il titolo del suo romanzo più noto, oggi sarebbe ricco. Invece è “solo” uno scrittore tra i più bravi. Romanziere, autore di racconti e di poesie, nasce a Roma nel 1959. Ha pubblicato i romanzi: A denti stretti (Gremese, 1990), Il branco (Theoria, 1994), diventato un film di Marco Risi, L’erba cattiva (Giunti, 1996), La ragione del più forte (Feltrinelli, 1999), Non c’è più tempo (Rizzoli, 2002) (Premio Mondello), Il sorcio (Gaffi, 2007), Come fratelli (Melville, 2013), Sacrificio (Castelvecchi, 2017) e le poesie narrative Questioni private (Marco Saya, 2013). Ha pubblicato anche due raccolte di racconti, confluite nel volume Tutti i racconti (Melville, 2017). I suoi giudizi critici, sensibili ma affilati quando serve, lo rendono un lettore del cui parere fidarsi con tranquillità.

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