Come trasformo Dark in gelato

“Sic Gelato Creatus Est”

Passiamo una vita a chiederci dove ci condurrà questo nostro viaggio.

Il mio, quello del gelato, scivola nei meandri delle fondamenta del Palazzo del Freddo. Siamo nel 1880. Una chiave d’oro apre per la prima volta le porte della gelateria più grande d’Italia, un uomo non molto alto con baffi e aria compiaciuta accoglie giornalisti, strilloni e avventori curiosi. Si accendono le luci, le grandi macchine impastatrici si avviano, i primi frigoriferi elettrici del tempo borbottano. Giovanni offre zabaione a tutti, bacia la moglie e sparisce nel grande laboratorio con la sua bottiglia di Marsala Florio giù per le piccole scale che collegano la gelateria alle cantine, fino a una piccola porta dove campeggia chiara la scritta “Sic Gelato Creatus Est”.

Sale le scale ed è il 2020. Riapro la gelateria dopo la quarantena, tolgo i baffi e smuovo i capelli. Fa caldo, il mondo è cambiato, le persone sono cambiate, gli odori sono cambiati; ma non il mio gelato. Attraverso il laboratorio dove lascio la bottiglia e assaggio un cucchiaino di zabaione appena mantecato. Uguale, Marsala e tanto uovo. Tutti indossano una mascherina, attendono in fila silenziosi. Un vigile fa cenno di far scorrere un gruppo di ragazzi. Saluto, torno in laboratorio giù per le scalette ed entro di nuovo nelle cantine ancora attraverso la piccola porta. E’ il 2157, salgo le scale, uno scanner oculare controlla la mia retina, una voce metallica mi saluta. Sono in gelateria, vetri a specchio riflettono l’interno, fuori non è più possibile girare da anni, la vita è sotterranea, si sale solo dentro gli edifici storici rimasti in piedi. Il grande bancone luminoso ha pochi gusti molecolari. Assaggio uno zabaione sferificato e scomposto, lo respiro dal filtro dell’aria, una sfera delle dimensioni di un dente sprigiona un buon gusto di tuorlo, una goccia di Marsala Florio in sospensione mi inebria l’olfatto. E’ ogni giorno più buono, da oltre duecento anni.

Potrei viaggiare nel tempo ed evitare la rovina del nostro pianeta ma il gelato, il gelato, il mio amato gelato viene prima di tutto. Qualsiasi cosa accada.

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Andrea Fassi

Scrittore e co-fondatore della Scuola di scrittura Genius, nata nel 2019 insieme a Paolo Restuccia, Lucia Pappalardo, Luigi Annibaldi e altri professionisti dell'editoria. All'interno dell'accademia è docente di scrittura sensoriale e cura per il magazine "Dentro la lampada" la selezione dei migliori concorsi letterari nazionali. La sua produzione narrativa esplora le dinamiche del genere horror e weird. Ha pubblicato il romanzo "Papille" (Coda di Volpe, 2025) e diversi racconti, tra cui "Lamia" e "Il Netturbino" sul portale Scheletri.it e "Carne" sulla rivista letteraria La Nuova Carne. Ha ricevuto il premio al concorso "Bukowski" per il racconto "La macchina del giovane Saleri", mentre il lavoro "Quando smette di piovere" è stato selezionato tra i migliori racconti al concorso "Michelangelo Buonarroti". In ambito giornalistico ha gestito la rubrica "Esquisito" per la testata "Il cielo sopra l'Esquilino" e ha collaborato con "La Cucina Italiana”. Ogni due settimane cura SottoZero, una newsletter su Substack che trasforma il ricordo in narrazione breve. Pronipote del fondatore del Palazzo del Freddo, Andrea rappresenta la quinta generazione della famiglia Fassi. Ricopre il ruolo di Amministratore Delegato, con la responsabilità della sede storica di Roma e della produzione per i locali in franchising all'estero. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha conseguito il Master del Sole 24 Ore in Food and Beverage Management dopo aver maturato esperienze professionali nella ristorazione internazionale in diversi paesi del mondo.

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