Che c’entra? Direte voi. C’entra, eccome. Perché mangiamo troppo? Per fame? Perché ciò che è nel piatto è tanto buono? Soltanto? O non mangiamo anche perché siamo stanchi e insoddisfatti e ansiosi e buttiamo sul cibo tutte le nostre frustrazioni? Adesso che ci pensate iniziate a dire sì, un po’ anche per questo. Bene, il primo passo è fatto. Riconoscere qual è la base del problema è sempre il modo migliore per iniziare ad affrontarlo. E adesso che sappiamo che la brioche a metà mattina più che fame è altro, adesso siamo pronti a fare il secondo passo: affrontare scrivendo tutto quello che annegavamo nel cibo. Sì, lo so, un buon gelato è sempre una bella gratificazione, ma vuoi mettere la soddisfazione del sedersi a tavola e mangiare il giusto, e riuscire ad attraversare la mattina o il pomeriggio senza fare una capatina al frigorifero o al bar? Vuoi mettere la soddisfazione nel riuscire finalmente a raccontare, almeno a noi stessi, quanto stiamo male con quel rotolo di ciccia, quanto ci sta minando l’autostima, quanto siamo pronti a dire basta? Quindi: primo passo, renditi conto di dove sta il problema; secondo passo, scrivine; terzo passo, trova qualcuno che ne capisca di emozioni & alimentazione e fatti dare una mano a selezionare cosa ti fa bene mangiare e cosa no. Non ti sto scaricando, ma qui ci occupiamo di scrittura, ed è bene che ognuno faccia ciò che sa fare. Però poi raccontaci la soddisfazione nel fermarti finalmente davanti lo specchio.

Dentro la lampada
Parliamo della raccolta di racconti “Il contrattempo” con Chiara Briani
Quando è l’autore stesso a creare una mappa di parole per orientarsi tra i suoi racconti.


