Fiori nel cemento

Un racconto che unisce la tragedia della morte con il mito e la leggenda degli ex voto di Largo Preneste.

Ci sono di quegli specchi in cui non ci si può specchiare. Non perché sono fatti di materiali che non riflettono l’immagine di chi passa e va, ma perché sono già occupati da altre identità, altri nomi. Specchi che non sono specchi, ma sono specchi di vita che racchiudono, anzi rinchiudono, le anime dei quasi morti. Questi sono gli ex voto di Largo Preneste, a Roma. Ex voto in ricordo dei propri cari, dove i miracoli di alcuni, diventano le maledizioni di altri, per disgrazia ricevuta. La notte sono molte le macchine che sfrecciano sulla Via di Portonaccio. Ma quella notte la strada è vuota. Tutto il casino è spostato dall’altra parte del ponte, alla discoteca Muccassassina. Ma ecco che dal nulla arriva una Lincoln a tutta velocità, una lunga fila di ex voto vengono illuminati dai fari della macchina. Il guidatore cambia marcia per superare veloce l’incrocio, prima che scatti il semaforo rosso. In quell’esatto momento un gatto attraversa la strada all’improvviso e dal sedile del passeggero una donna prende rapida il volante, evitando il gatto ma facendo andare l’auto fuori strada e dritta contro un palo della luce. Il palo è ancora in piedi, ma l’auto in pezzi. Il ragazzo alla guida, dopo aver perso i sensi, rinviene grazie al suono di clacson provocato sulla sua testa sul volante. La sua prima preoccupazione appena ripresa coscienza è della condizione di salute della sua fidanzata Brenda. Lui cerca di stabilire di battiti toccandole il collo, ma si spaventa quando si rende conto della quantità di sangue che dalle tempie le scendeva giù fino a sotto il collo. A questo punto, senza perdere altro tempo, chiama i soccorsi. Una volta arrivati è troppo tardi. Brenda esce quindi dall’auto. Non è il suo corpo ad andarsene, ma la sua anima. Quella sembra non essere mai stata ferita, eppure è piena di cicatrici invisibili. Vaga per la strada, allontanandosi dalla confusione, che con l’arrivo di polizia e ambulanza, si è trasferita da quest’altra parte del ponte. Alla spalle di Brenda le luci di sirene evidenziano la tragedia mentre lei si ferma proprio in corrispondenza della Madonna. 《Madonnina mia, che hai fatto?》

《Non sono stata io a prendere in mano il volante》.

《E ora che fai, te ne lavi le mani? Potevi farmelo pure a me un miracolo. Ne hai fatti tanti, in fondo. – Gesticola nervosamente Brenda indicando con le mani gli ex voto con tanto di nomi e cognomi incisi sopra.

《Cara ragazza, ma veramente pensi che io non riposi mai? La notte è di tutti. Merito anche io di dormire, ogni tanto》.

《E proprio quando moro io te devi addormentà?》.

《Mi rincresce. Quando non riesco a fermare una tale disgrazia, la sogno come fosse un incubo. Sono onnisciente, è vero. Ma se vedo qualcosa nel sonno, lì non ho potere di giurisdizione》.

《Ah, me pare giusto!》replica Brenda, sarcastica.

《Tuttavia voglio aiutarti》.

《Ma che vòi aiutà, ormai. Io sò morta!》.

《Sbagliato. Tu non sei morta, tu sei quasi morta. Non vorrai mica restare l’eternità in questa dimensione dove nessuno può vederti o sentirti, dico bene?》

《Ecco, fai quello che devi, mandami all’Inferno, o al Paradiso, o quello che è》. 《Non posso》.

《Che significa che non puoi?!》

《Non spetta a me liberarti. Tu sei una quasi morta perché finché resti nei pensieri di chi ti ha uccisa, non puoi passare oltre》.

《Guarda che sono morta per mano mia. Non è stata colpa di Alessandro》. 《Sì, lo so, ecco perché in questo caso è più facile distoglierlo dal senso di colpa》.

《Non te stò a capì》.

《Lui si sentirà in colpa perché pensa sia stato lui a ucciderti, complice lo shock. Quindi dovrai convincerlo del contrario》.

《E come? Non penso proprio che lui possa sentirmi》.

《Infatti non può. Per questo dovrai incontrare Alfredo, un angelo che ti aiuterà》. 《E dov’è ‘sto salvatore?》

《Alfredo》.

《Se, vabbè, Alfredo. Dov’è?》.

《Si trova nel parco delle energie, di fronte al lago Bullicante. Insieme, dovrete risolvere questa situazione prima dell’alba, dopodiché non potrai più fare nulla per oltrepassare la porta.》

《La porta? Quale porta?》

《Una cosa alla volta. Quando avrete risolto il problema, torna qui e ti mostro la via》. 《D’accordo》.

《Adesso vai. Vai!》.

Alfredo aveva l’aspetto di un vagabondo, con una barba lunga e un abito bianco. I suoi occhi azzurri e luminosi.

Appena Brenda vide Alfredo, provò a parlargli, ma lui la interruppe dicendole di seguirlo. Tornarono sul luogo dell’incidente, ma non c’era più nessuno, eccetto qualche piccolo pezzo di carrozzeria sul cemento. La macchina era stata portata via da un carro attrezzi, allo stesso modo l’ambulanza aveva portato via il corpo di Brenda e la polizia svolto il proprio lavoro con i relativi accertamenti sull’incidente. Ma Alessandro dov’era? Brenda e Alfredo si misero sulle sue tracce e lo trovarono a sballarsi nel centro sociale Ex Snia. 《Pezzo di merda! Sono appena morta e lui che cosa fa? Festeggia》.

《No, Brenda. Non sta festeggiando. Si sta facendo del male. La sua è una punizione. L’alcol non è mai un buon divertimento》.

《Mh, poèsse》.

《È ora di andare. Dammi la mano, così potrai materializzarti in me》.

《Ma sei pazzo? Mi ha appena vista morire nella sua auto》.

《Vuoi convincerlo che non è colpa sua, oppure no?》

《Io… non lo so più. Sono confusa》.

《Ascolta, Brenda, essere una quasi morta, per te significherebbe restare nella vita terrena senza mai vivere davvero. Non rischiare di rimanere qui. Io so cosa significa e fidati: non ti conviene》.

Brenda annuisce prendendo la mano di Alfredo e facendosi coraggio cerca Alessandro tra la folla. Una volta davanti a lui, Alessandro impallidisce.

《Scusami》, le dice Alessandro piangendo.

《No, amore, non devi scusarti. Sono stata io ad afferrare il volante. Te lo sei dimenticato? Non è colpa tua!》

《Io andavo troppo veloce》.

《Non c’entra niente, la strada era vuota e se io non avessi fatto niente, sarebbe morto quel maledetto gatto e non io》.

《Quel gatto del cazzo!》

《Adesso lo capisci che non è stata colpa tua?》.

《No, no e poi no. Sono il solo responsabile!》

《Oh, cazzo!》Adesso è Alfredo a parlare, rassegnato.

Alfredo bacia Alessandro con il suo corpo, ma con con le sembianze di Brenda. 《Ho freddo》, esclama poi Alessandro, irrigidendosi, colpito da un infarto.

Alfredo lascia la mano di Brenda, in modo tale che lei non venga vista. 《Oh, cazzo!》– questa volta è Brenda a parlare –《Tu… tu lo hai ucciso》. 《Ti ho salvata. Era il mio compito e l’ho portato a termine》.

《Ma non potevi farlo. Sei un angelo》.

《Esatto. Sono un angelo, non un santo》.

《Che figlio di puttana!》

《Adesso torna da Madonna e dille solo di aver terminato il tuo compito. Nient’altro》. 《Ora capisco che tipo di angelo sei. Sei un angelo caduto, costretto a scontare chissà quali pene》.

《Già. E non sono finite. È ora che ti sbrighi, si sta facendo giorno》.

Brenda si allontana indietreggiando e poi correndo verso la fine della strada. Madonna è dietro l’angolo ad attenderla e a tenere la porta socchiusa. Più che una porta è una composizione floreale, dove scansando i fiori è possibile arrivare in un’altra dimensione. Quale? Brenda lo stava per scoprire.

Condividi su Facebook

Potrebbe piacerti anche...