La Macarena dei disadattati

La rabbia, la tenerezza, l'amore in un dialogo sulla disabilità.

– Non ce la faccio più a vivere così. Voglio farla finita. Voglio camminare. Nessuno mi capisce.

Eri ormai un disco rotto: continuavi a ripetere le stesse frasi da almeno due ore. Piangevi. Ti ho sollevata dal letto e ti ho scaraventata sulla sedia a rotelle. Dopo pochi secondi, eravamo nella cucina della comunità. Ho riempito un bicchiere fino all’orlo con del detersivo, e te l’ho messo sotto
il naso.
– Vuoi morire? Forza, bevilo tutto in un sorso, è la tua occasione Margot.
– Ma che stai dicendo Ilenia? – mi hai risposto singhiozzando.
Neanche io riuscivo a capacitarmi dell’azione che avevo appena compiuto, ma ti volevo troppo bene per vederti in quello stato, e in cuor mio sapevo che non lo avresti mai fatto.
Perché mi guardi così? – ti ho provocato ancora. – Allora stai fingendo, non vuoi veramente morire? Complimenti Margot, interpretazione da Oscar!

A quel punto, sei scattata come una molla.
– Cosa? Fingendo? Ma non vedi come sono conciata? Carne putrefatta assemblata senza criterio, questo sono. Un blocco di cemento costretto a muoversi su un catorcio traslucido. – Hai sbattuto gli avambracci sui braccioli della sedia a rotelle. – Ascoltami bene Ilenia: – hai detto, – solo voi normodotati potete essere così cretini da pensare che questa sedia di merda possa sostituire delle gambe funzionanti. E lo credo bene! Ci potete fare tutto con quelle gambe! Bello andare in bicicletta eh? Oppure correre in un parco senza una meta, sentendo il sudore che ti gocciola appiccicoso sulla pelle. Bello ballare, ma anche banalmente provare la sensazione di avere le gambe incrociate o accavallate. E lo sai qual è la cosa peggiore? Che lo date per scontato.

Mi dispiaceva enormemente vederti così. Ammetto che in quel momento avrei perfino voluto che bevessi il contenuto del bicchiere.
Sospirando, l’ho poggiato sul lavabo.
– Lo so, tesoro – ti ho detto – ma…
– Ma cosa? Che cosa? – Mi hai interrotto. – Che poi vi ucciderei quando ad esempio mi dite che anche io posso andare a fare la spesa. È facile per voi, no? Con le vostre belle gambette scalpitanti: mettete un piede per terra, poi l’altro, e con un piccolo slancio vi alzate dal letto, magari anche col cellulare in mano. Vi vestite, aprite la porta; se l’ascensore è occupato, fate le scale, facendo pure il vostro esercizio giornaliero, e via, si parte! Io devo aspettare che qualcuno mi vesta, anzi che mi rivolti come un involtino: e gira da una parte e solleva il primo lembo di mutande, e gira dall’altra e tira su il secondo. Stessa cosa per i pantaloni, sperando che le mutande non siano storte. Altrimenti, tutto daccapo, e se ne vanno tutti i santi del calendario!

Confesso, che nella tragicità del momento ho dovuto trattenere una risata amara: il tuo umorismo latente era invidiabile.

– E poi il reggiseno, la maglia, con queste braccia rigide che te le devono spingere a forza nelle maniche. Insomma, una “Macarena di disadattati”… e sei solo vestita!

Dopo quella frase, sono scoppiata a ridere.
– E adesso ridi anche? – mi hai chiesto.

– “Macarena di disadattati”, questa si che è bella! – ho esclamato.
– Ma… cosa…? – hai balbettato.
Poi sei scoppiata a ridere anche tu.

In quel momento, avrei voluto che ti vedessi come ti vedevo io: i tuoi capelli ricci e neri, la pelle mulatta, le labbra carnose; una splendida principessina africana. È vero, non eri perfetta, ma non mi importava. Mi piacevi con tutta la tua sedia a rotelle e con tutta la tua rabbia. E quel sorriso poi… volevo durasse per sempre.

Il bicchiere, almeno per quella notte, rimase pieno sul lavabo.

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Rebecca Maddonni

Rebecca Maddonni è nata a Roma il 19 gennaio 1999. Frequenta il corso di Laurea Triennale “Letteratura Musica e Spettacolo”, un indirizzo della facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza.Le sue grandi passioni sono la scrittura e il teatro; spera che, attraverso il continuo approfondimento e una formazione mirata, riuscirà un giorno a trasformare queste passioni in un lavoro...

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