SCRITTORE: Tarologa delle mie brame: dimmi, cosa rimarrà della legge se a ogni verdetto è giusto presentar reclame?
TAROLOGA: Allarme rosso! Allarme rosso!
SCRITTORE: Che succede? Ti va a fuoco casa?
TAROLOGA: Reclame è una parola che già hai utilizzato.
SCRITTORE: Diamine, che memoria che hai!
TAROLOGA: Ma quale memoria, me le segno.
SCRITTORE: Cioè, tu…
TAROLOGA: Da quando abbiamo iniziato la nostra collaborazione prendo nota delle parole che usi per costruire la rima iniziale. Reclame è già presente nella lista, al numero ventidue. Ma poi… che razza di parola è?
SCRITTORE: Attenzione, quella che ho usato a suo tempo era la parola francese sinonimo di pubblicità o promozione: réclame. Mentre quella di oggi è un termine giuridico che si usa quando si impugna un provvedimento giudiziario che non si ritiene legittimo: reclame. La prima ha l’accento, la seconda no.
TAROLOGA: Non mi dirai che un misero accento…
SCRITTORE: Rende le due parole diverse e quindi entrambe valide per la rima iniziale.
TAROLOGA: Mmm, non mi convince, dovrò chiedere al mio avvocato. Comunque, c’è un motivo particolare che ti ha spinto a trafficare con gli articoli del Codice?
SCRITTORE: Beh, su tutti i giornali tiene banco la vicenda di Garlasco. Ora è saltato fuori che l’ex procuratore che aveva archiviato le accuse a carico di Andrea Sempio, uno degli indagati per l’omicidio di quella povera ragazza, Chiara Poggi, è a sua volta accusato di corruzione per aver ricevuto un compenso dalla famiglia di Sempio, in modo che i sospetti si concentrassero sull’altro indiziato, Alberto Stasi.
TAROLOGA: Una vicenda terribile che getta cattiva luce sulla magistratura.
SCRITTORE: Come se non bastassero gli attacchi quotidiani del governo.
TAROLOGA: A volte basta una pecora nera per screditare l’intero gregge.
SCRITTORE: Parole sante, soprattutto se c’è chi se ne approfitta: dalle alte sfere non aspettavano altro per assestare un nuovo colpo al terzo potere dello Stato.
TAROLOGA: Il solito Orwell che ti parla dall’aldilà.
SCRITTORE: Vogliamo sentire se anche i Tarocchi hanno qualcosa da dire sul tema?
TAROLOGA: (Sposta la videocamera sulle carte che ha sparso di fronte a sé, ne sceglie tre e le scopre).

TAROLOGA: Il Papa con le sue leggi e la sua sapienza, la tromba del Giudizio in fondo…
SCRITTORE: Sembrano ascoltare le nostre parole, questi Tarocchi. Sono peggio delle microspie che i fornitori imboscano nei cellulari.
TAROLOGA: In questa stesura le Lame rimarcano che, proprio quando ci troviamo nella posizione del Papa, quindi rappresentiamo sapienza, struttura, solidità, regole e principi, è proprio in quel momento che sorge impellente la necessità di lasciarsi tutto alle spalle per cercare qualcosa di diverso.
SCRITTORE: A costo di rinunciare alla sicurezza.
TAROLOGA: Sappiamo bene quanto sentirsi al sicuro può non costituire un bene per noi. A ricordarcelo è quel desiderio non ben definito che spinge il Matto ad andare. Lui è l’energia della libertà assoluta, dell’imprevedibilità, del rischio.
SCRITTORE: Rompe gli schemi.
TAROLOGA: Eppure lo sguardo del Papa è indirizzato proprio verso il Matto. Come a ricordarci che c’è sempre tensione tra necessità di ordine e desiderio di libertà.
SCRITTORE: Entrambi hanno gli sguardi rivolti al Giudizio.
TAROLOGA: Il Giudizio al futuro rappresenta la chiamata. Vedere con chiarezza la propria posizione tra regole e libertà, scegliere consapevolmente cosa tenere e cosa lasciare andare. Per capire qual è veramente la propria strada bisogna ascoltare la chiamata.
SCRITTORE: Sempre che a chiamare siano conoscenze e solidi principi, e non il vil denaro.
TAROLOGA: Il Giudizio suggerisce una nuova fase in cui non si rinnega ciò che si è appreso, ma lo si usa come trampolino per un salto evolutivo
SCRITTORE: O come trampolino per scrivere una nuova storia.
TAROLOGA: Ti è venuto in mente qualcosa?
SCRITTORE: Il protagonista è Paride, un uomo di cinquant’anni che si è costruito una dimensione confortevole in un paesello dell’hinterland del Veneto: impiegato di banca, felicemente sposato con colei che ritiene l’anima gemella, ha impostato l’esistenza per rendere più agevole possibile la vita del suo unico figlio, Edoardo. Insomma, il classico piccolo borghese. In particolare, Paride si è svenato affinché il ragazzo studiasse all’università e si laureasse in giurisprudenza, un sogno di cui anche lui si era nutrito da ragazzo ma che non aveva potuto convertire in realtà a causa delle ristrettezze economiche.
TAROLOGA: Hai disegnato un bel ritratto del Papa, non ci scordiamo che questa carta è anche una figura paterna.
SCRITTORE: Un bel giorno, anzi un cattivo giorno d’estate, la placida vita del paese viene scossa da un sanguinoso fatto di cronaca: una ragazza poco più che ventenne che in quei giorni abitava da sola la villetta di famiglia poiché i genitori erano in vacanza, viene trovata morta nella sua stanza, colpita da un oggetto contundente.
TAROLOGA: Quest’ultima parte non mi sembra farina del tuo sacco.
SCRITTORE: Scrivere romanzi e racconti è un po’ come sognare. Anche i sogni prendono spunto dalla realtà ma poi vanno avanti per conto proprio.
TAROLOGA: Non divagare, adesso. Continua.
SCRITTORE: Dalle prime indagini emerge che il presunto assassino potrebbe essere un coetaneo della ragazza che abita nello stesso paese. Paride è scosso ma, per quanto drammatico, il fatto non smuove più di tanto le sue sicurezze. Finché, qualche giorno dopo, il figlio Edoardo si presenta al suo cospetto e gli confessa di essere stato lui.
TAROLOGA: Ossantocielo!
SCRITTORE: Anche Edoardo faceva parte della cerchia di conoscenti della ragazza, si era invaghito di lei senza essere ricambiato.
TAROLOGA: Ahimè, una vecchia storia.
SCRITTORE: Per Paride il colpo è terribile, ma dopo lo sbandamento iniziale si riprende e concepisce un piano per evitare il carcere al figlio. Mette insieme tutti i suoi risparmi, pretende di corrompere il magistrato che si sta occupando del caso affinché archivi le eventuali accuse a carico del figlio. Però non fa in tempo.
TAROLOGA: Perché?
SCRITTORE: Perché Edoardo si presenta alla centrale della polizia locale e dichiara di essere stato lui a uccidere la ragazza.
TAROLOGA: Questa storia rischia di far venire un infarto.
SCRITTORE: Soprattutto al povero Paride. La cui vita, dopo essersi costruito ogni singola certezza con la pazienza di un monaco, dal giorno alla notte se ne va in frantumi. Sulla scia del rapporto col figlio, anche il matrimonio entra in crisi: la moglie lo molla e si va a rifugiare in Sicilia, la sua terra d’origine. Paride rimane da solo con se stesso, a meditare sulle ragioni di un fallimento.
TAROLOGA: Non finisce così, giusto? Mai come oggi la legge che siano i lettori a dover continuare è un sollievo e non una frustrazione.
SCRITTORE: Di noi due si può dire di tutto, che siamo eretici, giocolieri o ciarlatani… ma non potranno mai accusarci di aver violato la legge.



