Come trasformo “The Gentlemen” di Guy Ritchie in gelato

Gusti che, come la strada, non cambiano mai: crema e cioccolato.

Se sei il capo, il numero uno, l’unico a doversi sbattere la responsabilità di dimostrare ogni giorno che nessuno, dico nessuno, possa mettere in discussione il tuo essere il numero uno, beh, devi lavorare sodo. È che essere sulla punta, seduto sulla vetta, ha un prezzo. Costa che ti devi sporcare le mani, devi insozzarti l’anima di scelte ogni giorno che farebbero tremare i capi di Stato. Gli anni passano e la gloria aumenta. Si chiedono come tu possa fare a produrre centinaia e centinaia di kg al giorno, roba che, per farlo, si dice che di mezzo ci sia l’industria. Tu, invece, sai che quella roba puoi produrla in un certo modo perché nessuno ha il carisma che hai tu, che l’enorme e gelido Palazzo è il Paese dei Balocchi e tu puoi arrivare a produrre tonnellate al mese e spingerlo per bene e puoi mantenere la qualità alta e il prezzo basso e questo fa pensare al mondo intero o che tu sei un genio o che sei un truffatore. Ma tu sai di essere il numero uno e il numero uno la guerra la fa dentro la testa, i gelatieri vogliono le coccarde, i critici vogliono le firme, tu vuoi l’amore della gente e questo è il punto. Resti inchiodato a chiederti perché sei così, perché hai un cuore che guarda sempre e solo il valore del prodotto che dai a chi ti sceglie e sei il re della gente normale della gente che si può permettere quanto basta, e tu ti arricchisci senza impoverire nessuno dei “tuoi”. Ti minacciano alle spalle, sicari come granchi dell’Atlantico che serrano le chele e parlano e parlano e parlano, ma tu hai gli uomini di strada che alla fine ti rimettono in ordine la situazione, che alla fine ti riconoscono quel rispetto senza neanche parlare troppo, ma è fisiologico, tu sei lì da più di un secolo e i ragazzi e la strada sanno che ci sono momenti su cui non si può scrivere perché si sta facendo la storia, momenti su cui non si può disegnare, dentro i quali si produce il gelato della gente senza piegarsi alla moda, lì dentro crema e cioccolato non cambiano mai, come la strada.

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Andrea Fassi

Scrittore e co-fondatore della Scuola di scrittura Genius, nata nel 2019 insieme a Paolo Restuccia, Lucia Pappalardo, Luigi Annibaldi e altri professionisti dell'editoria. All'interno dell'accademia è docente di scrittura sensoriale e cura per il magazine "Dentro la lampada" la selezione dei migliori concorsi letterari nazionali. La sua produzione narrativa esplora le dinamiche del genere horror e weird. Ha pubblicato il romanzo "Papille" (Coda di Volpe, 2025) e diversi racconti, tra cui "Lamia" e "Il Netturbino" sul portale Scheletri.it e "Carne" sulla rivista letteraria La Nuova Carne. Ha ricevuto il premio al concorso "Bukowski" per il racconto "La macchina del giovane Saleri", mentre il lavoro "Quando smette di piovere" è stato selezionato tra i migliori racconti al concorso "Michelangelo Buonarroti". In ambito giornalistico ha gestito la rubrica "Esquisito" per la testata "Il cielo sopra l'Esquilino" e ha collaborato con "La Cucina Italiana”. Ogni due settimane cura SottoZero, una newsletter su Substack che trasforma il ricordo in narrazione breve. Pronipote del fondatore del Palazzo del Freddo, Andrea rappresenta la quinta generazione della famiglia Fassi. Ricopre il ruolo di Amministratore Delegato, con la responsabilità della sede storica di Roma e della produzione per i locali in franchising all'estero. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha conseguito il Master del Sole 24 Ore in Food and Beverage Management dopo aver maturato esperienze professionali nella ristorazione internazionale in diversi paesi del mondo.

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