L’ultima festa di Stephen Crane

Era scampato a un naufragio al largo della Florida, lo avevano accoltellato per errore a Cuba, ma era ancora lì, a combattere con i suoi guai

La festa di Natale del 1899 era stata meravigliosa.

Stephen Crane, reporter, poeta e scrittore, aveva spalancato le porte della sua casa e, tra i tanti, erano arrivati anche Henry James, Joseph Conrad e H.G. Wells.

Crane, lo sguardo febbrile, parlava del suo nuovo progetto, un reportage sulla prigione dell’isola di Sant’Elena, un luogo quasi inaccessibile, dove erano rinchiusi cinquemila Boeri. Conrad lo ascoltava, e un sentimento di pena lo assalì: quel ragazzo dallo sguardo ardente soffriva, non sarebbe durato a lungo. Pendevano tutti dalle sue labbra, attratti dal suo stile ruvido e lirico, avventato e avventuroso.

Quella sera Crane fu brillante come sempre ma, a fine serata, sentì una fitta al petto e tanta stanchezza. Pensò che forse sarebbe stato meglio farsi ammazzare, non era difficile, era un reporter di guerra, e la morte l’aveva vista da vicino tante volte. Era scampato a un naufragio al largo della Florida, lo avevano accoltellato per errore a Cuba, ma era ancora lì, a combattere con i suoi guai, i debiti e i poliziotti di New York che non gli davano tregua.

L’emorragia polmonare se lo portò via sei mesi dopo: il ragazzo troppo bello e troppo giovane aveva ventotto anni.

 

Bibliografia:

Stephen Crane, Il segno rosso del coraggio, Einaudi;

Paul Auster, Ragazzo in fiamme. Vita e opere di Stephen Crane, Einaudi

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Loredana Germani

È tra i fondatori della Scuola di scrittura creativa Genius. Dopo gli studi in Storia e Letteratura italiana, scrive diversi racconti autobiografici e articoli in cui descrive incontri con autori. Ha curato l’antologia di racconti A Roma San Giovanni e tiene la rubrica Vita da scrittore sulla rivista letteraria Dentro la lampada, nella quale narra opere e aneddoti di grandi personaggi letterari.

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