Se ti accorgi che i moti dell’animo, le emozioni, i pensieri, dei tuoi personaggi sono ripetitivi e didascalici e qualunque, puoi sempre fare la scelta di non descriverli e lasciare che sia il lettore a immaginarli. Ci sono due scuole di pensiero: quelli che descrivono le emozioni e quelli che non descrivono altro che l’azione. Naturalmente la questione è soggettiva, ciascuno deve seguire (assecondare) il proprio speciale talento descrittivo, l’importante è conoscere le due opzioni. Per fare due esempi sommi e classici, Proust descriveva in sovrabbondanza anche il più nascosto moto dell’animo, Hemingway – soprattutto nei quarantanove racconti – lasciava che fossero quasi soltanto il dialogo e l’azione a parlare.

Dentro la lampada
Parliamo del romanzo “Nomi di altre vite” con Francesco Maltarello
“Il senso è la nostalgia, il rimorso, la ricerca di una appartenenza mai sentita e forse anche rifiutata, i fantasmi del passato”.


