Se ti accorgi che i moti dell’animo, le emozioni, i pensieri, dei tuoi personaggi sono ripetitivi e didascalici e qualunque, puoi sempre fare la scelta di non descriverli e lasciare che sia il lettore a immaginarli. Ci sono due scuole di pensiero: quelli che descrivono le emozioni e quelli che non descrivono altro che l’azione. Naturalmente la questione è soggettiva, ciascuno deve seguire (assecondare) il proprio speciale talento descrittivo, l’importante è conoscere le due opzioni. Per fare due esempi sommi e classici, Proust descriveva in sovrabbondanza anche il più nascosto moto dell’animo, Hemingway – soprattutto nei quarantanove racconti – lasciava che fossero quasi soltanto il dialogo e l’azione a parlare.

Dentro la lampada
“La stagione dell’acquario” di Anne Cathrine Bomann – traduzione di Eva Valvo (Iperborea)
Può un animale, un polpo, costituire una sorta di ancora di salvezza per una ragazza che riesce con difficoltà a connettersi con gli altri? In questo romanzo, alla giovane Vigga, accade proprio così.


