Vorrei fare un elogio della semplicità nella scrittura. Ma vorrei non essere fazioso. Vorrei per esempio riconoscere che esiste una “complessità necessaria”. Essere semplice non significa essere “facili”, come ha chiarito benissimo La Capria con il suo stile dell’anatra, “che senza sforzo apparente fila via tranquilla e impassibile sulla superficie, mentre sott’acqua le zampette palmate tumultuosamente e faticosamente si agitano”. Essere semplici significa non rinunciare alla “comunicazione” con il lettore, fare un’opera preventiva di pulizia e di selezione sulle nostre parole e sui nostri pensieri.

Dentro la lampada
“La stagione dell’acquario” di Anne Cathrine Bomann – traduzione di Eva Valvo (Iperborea)
Può un animale, un polpo, costituire una sorta di ancora di salvezza per una ragazza che riesce con difficoltà a connettersi con gli altri? In questo romanzo, alla giovane Vigga, accade proprio così.


