Vorrei fare un elogio della semplicità nella scrittura. Ma vorrei non essere fazioso. Vorrei per esempio riconoscere che esiste una “complessità necessaria”. Essere semplice non significa essere “facili”, come ha chiarito benissimo La Capria con il suo stile dell’anatra, “che senza sforzo apparente fila via tranquilla e impassibile sulla superficie, mentre sott’acqua le zampette palmate tumultuosamente e faticosamente si agitano”. Essere semplici significa non rinunciare alla “comunicazione” con il lettore, fare un’opera preventiva di pulizia e di selezione sulle nostre parole e sui nostri pensieri.

Dentro la lampada
“La carità carnale” di Monica Acito (Bompiani)
Un romanzo che sfugge alle definizioni, ambientato tra Napoli e il Cilento, rispettivamente terra elettiva e d’origine della protagonista, Marianeve, che vive un misterioso parallelismo con una donna vissuta nel Seicento, Giulia Di Marco.


