La modalità dello scrivere “contro” (contro una persona, una comunità, un’istituzione, una chiesa, un’idea, una civiltà… o qualunque altra cosa), può diventare per alcuni scrittori una chiave di interpretazione della realtà e un modello di stile. Io nei miei libri – scusate la scandalosa intrusione dell’io – ho spesso scritto “contro” qualcuno. Contro mio padre in primis. Contro il maschilismo che mi covava dentro. Poi contro la banca dove lavoravo, e dunque contro la piccola borghesia impiegatizia di cui facevo parte ecc. Fate mente locale sulle cose che o le persone da prendere a bersaglio e provate a scrivere contro di loro. Ognuno ha i suoi libri magici, epifanici in questo senso: modelli di libri contro sono stati per me Il giovane Holden, Diario del ladro di Genet, Morte a credito di Céline, Rimbaud, Lautremont, la Beat Generation o anche Pasolini e perfino Tondelli… Si può anche “scrivere contro” un certo modo di scrivere evidentemente (Avanguardie varie, Neoavanguardia ecc.). Lo scrivere contro puoi declinarlo come vuoi, purché poi dalla letteratura, dalle parole, non decidi di passare all’azione, diventare davvero un criminale… C’è anche quel caso, sapete, eccome, ma non è più di nostra competenza!

Dentro la lampada
“Kolchoz” di Emmanuel Carrère – traduzione di Francesco Bergamasco (Adelphi)
In questo romanzo per molti versi autobiografico la galleria dei personaggi si arricchisce di molteplici figure che compongono un caleidoscopio attraverso i diversi contesti storici e conferiscono alla narrazione uno spessore universale.


