La modalità dello scrivere “contro” (contro una persona, una comunità, un’istituzione, una chiesa, un’idea, una civiltà… o qualunque altra cosa), può diventare per alcuni scrittori una chiave di interpretazione della realtà e un modello di stile. Io nei miei libri – scusate la scandalosa intrusione dell’io – ho spesso scritto “contro” qualcuno. Contro mio padre in primis. Contro il maschilismo che mi covava dentro. Poi contro la banca dove lavoravo, e dunque contro la piccola borghesia impiegatizia di cui facevo parte ecc. Fate mente locale sulle cose che o le persone da prendere a bersaglio e provate a scrivere contro di loro. Ognuno ha i suoi libri magici, epifanici in questo senso: modelli di libri contro sono stati per me Il giovane Holden, Diario del ladro di Genet, Morte a credito di Céline, Rimbaud, Lautremont, la Beat Generation o anche Pasolini e perfino Tondelli… Si può anche “scrivere contro” un certo modo di scrivere evidentemente (Avanguardie varie, Neoavanguardia ecc.). Lo scrivere contro puoi declinarlo come vuoi, purché poi dalla letteratura, dalle parole, non decidi di passare all’azione, diventare davvero un criminale… C’è anche quel caso, sapete, eccome, ma non è più di nostra competenza!

Parliamo del romanzo “Il centro dell’onda” con Francesca Gramegna
“È accaduto qualcosa di inaspettato mentre stavo seguendo nella scuola Genius il corso su autobiografia e memoir e stavo lavorando a una scrittura su mio padre. È accaduto che una mattina mi sono svegliata con l’incipit nella testa, con lei che si catapulta verso la vita sulle discese dei vicoli di Napoli”


