“Angel Down” di Daniel Kraus (traduzione di Andrea Cassini) Ne/oN

In questo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2026, un inaspettato incontro angelico nell'orrore della guerra mette a dura prova il giovane Cyril Bagger e un gruppo di soldati.

Il libro vincitore del Pulitzer 2026 comincia in medias res, dove non ci sono punti a capo ma solo virgole, e l’io narrante è un antieroe dichiarato. Le virgole mettono solo piccole pause, senza cesure tra un accadimento e l’altro, e lo scrittore vuole ricordarci questo: le nostre narrazioni sono sempre una sineddoche, una parte, inserita in una forma narrativa meno frammentata, la cui completezza è ancora di là da venire.

Cyril Bagger è figlio di un vescovo, che dubitava dell’amore di Dio, e che è morto annegato nel Lusitania, nel 1915. Cyril di lui ha conservato solo la Bibbia di cuoio rosso dagli angoli consumati e dalle pagine sottili come carta di riso. Trascina quella Bibbia ovunque, sperando di sentire ancora la voce di suo padre. Cresciuto senza madre, morta di parto, la sua miglior tecnica di sopravvivenza è l’arte del baro: vince a carte, al lancio delle monetine, qualunque scommessa per lui non è mai troppo estrema. Però qualcosa va storto e lo costringono ad arruolarsi, alternativa valida alla prigione. L’immagine che Cyril si porta dentro è quella stilizzata dell’immagine vagamente somigliante a Lincoln, dell’uomo con il cappello a stelle e strisce, l’indice puntato contro il tuo petto. Quell’uomo ti indica e ti dice che il tuo paese ha bisogno di te. E tu che dovresti fare se non fuggire? La mosca della vergogna si insinua dentro Cyril, un bolo peccaminoso di paura e rifiuto. Costretto a combattere in una guerra in cui non crede, alla fine di ottobre del 1918, nella trincea della Mosa-Argonne, viene inviato, insieme a un piccolo gruppo di reietti come lui, (un ragazzo con deficit cognitivi, un condannato, un ragazzo di colore e un ragazzino che ha mentito sulla sua età per arruolarsi) a praticare l’eutanasia a un soldato americano impigliato nel filo spinato. Le urla di quel soldato sono incessanti, fastidiose, logorano lo spirito dei soldati già a pezzi. Per il loro comandante tutti loro sono sacrificabili, specie lui, che è uno che dalla prima linea è sempre in fuga. Il piccolo Arno ha solo 14 anni, cresciuto in una casa per orfani, ha creduto che l’esercito fosse una specie di famiglia. Tra tutte le persone che ha toccato, imbrogliato, ferito e deluso, Cyril sente una forma dolorosa di affetto verso quel ragazzino semianalfabeta e innocente, al quale legge “Il libro della giungla” di Burroghs, per pensare a qualcosa di bello, che vada oltre la spietata insensatezza della trincea. Lasciati indietro a compiere la loro missione, ma probabilmente a morire insieme al soldato da uccidere, scoprono che la voce di quello che credevano un uomo, in realtà appartiene a un Angelo. Una figura angelica iconografica, con vestito rosso e mantello blu, sembianze femminili, riccioli e luminosità diffusa. L’Angelo comunica telepaticamente con Cyril, e sembra essere al di là di ogni giudizio verso di lui. Ognuno dei soldati però scopre che Lei (perché vedono una Lei) è in grado di esaudire i desideri più tenaci. Ognuno La rivendica come se gli appartenesse, ma l’Angelo, per l’illusione di un desiderio esaudito, scatena conseguenze disastrose. A Cyril ne permette uno e lo accontenta ma in cambio gli chiede di non prendere più nessuna vita, o il suo mondo esploderà. Per l’Angelo tutte le vite sono degne di lode, e meritevoli, senza nessuna distinzione tra animali umani e non umani.

Quando Cyril dovrà scegliere tra fare una brutta azione per uno scopo buono, tutta la sua vita passata gli rammenterà i suoi fallimenti, la sua propria insignificanza e impermanenza. Uccidere per salvare un innocente è cosa buona o cattiva? Meditazione poetica e al tempo stesso feroce su cosa significhi essere umani, condannati alla dissoluzione della carne, alla perdita e all’oblio, specialmente in condizioni senza sovrastrutture o barriere a proteggerci, Kraus sembra dirci che il nostro libero arbitrio, insieme alla capacità di amare, è il nostro tesoro, la nostra risorsa reale, che forse, continua a esistere, nel magma caotico dell’occhio di Dio.

 

 

“e nonostante questi presunti miracoli eseguiti su richiesta di ciascun membro del gruppo, l’angelo non muta mai il suo atteggiamento, eccetto una volta, quando Popkin lancia un sasso verso un topo selvatico e lo centra, per poi latrare vittorioso mentre si fa penzolare il topo davanti alla bocca, tenendolo per la coda, impaziente che la bestiolina muoia, affinchè lui possa mangiarla in un boccone solo, e Bagger abbassa lo sguardo e vede grandi lacrime che rigano le guance dell’angelo, talmente affranta per l’uccisione dell’animale che Bagger resta senza fiato, no, non è diventato una macchina, in fin dei conti, “

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Equilibri sospesi”, “La ragazza di miele e altre storie” (Progetto Cultura, 2016) e “Diastema” (Ensemble, 2020), e le raccolte di poesie “Estate” (Progetto Cultura, 2019) e “Quando sono nata ho smesso di essere aria” (Edizioni Progetto Cultura, 2025). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, “Stati di desiderio”, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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