Credi Che Sia Il Caso?

Un racconto audace, forte e intenso.

Gliel’aveva accennato in passato, con un tono giocoso; scherzava, ne era sicura. E invece ora si ritrova in un letto, i polsi legati alla spalliera con una corda stretta. Su di lei Alex, un uomo che detesta ma probabilmente l’unico al quale Manuel avrebbe concesso di sfiorarla.

“Spogliala” Manuel è in un angolo, lei lo vede appena, non osa chiedere di fermare l’amico. Stringe le gambe inutilmente, mentre con vari strattoni Alex le sfila i pantaloni aderenti, poi, torna a palparle il seno già scoperto, lo assapora. Melissa rabbrividisce, sente quei denti storti che le solleticano il capezzolo e chiude gli occhi. Li chiude forte, fortissimo e quella saliva quasi appiccicosa non è più la sua. Sul suo seno non ci sono più denti, solo gengive che le fanno il solletico mentre imparano a nutrirsi. Le sembra di tornare a quella prima volta; Viola tra le braccia che si affida al suo seno imperfetto che è ora bellissimo accarezzato da quella piccola mano.

“Guardalo” Manuel la obbliga a riaprire gli occhi. A Melissa scende una lacrima ma anche con la vista appannata osserva il fidanzato mentre si sfila i pantaloni e le mostra l’eccitazione che cresce nel guardarla. Lascia che l’amico scopra quel piacere che solo lei sa dargli.

“Vorrei vederti godere con un altro uomo” è così che sono arrivati a questa situazione ma Melissa presa alla sprovvista aveva riso “Non siamo più dei ragazzini”

Alex le appoggia il cazzo sulle labbra che si schiudono a contatto con quella durezza che preme appena. Il membro si spinge fino in fondo curioso; Melissa è nauseata dal sapore pungente che le invade la bocca.

Le mani di Manuel le accarezzano i capelli corti mentre osserva il membro dell’amico che entra ed esce con violenza. Sa però che a Melissa piace fare con delicatezza e allora lanciando uno sguardo ad Alex, Manuel le libera i polsi che, anche se formicolanti, spingono l’addome dell’uomo schifoso. Il suo viso cerca l’aria fresca che entra dalla finestra aperta. Anche quella notte l’aveva aiutata a calmare il cuore mentre il telefono squillava “È nata nostra figlia” gli ha detto con voce tremante.

“Melissa? Sei tu?”

“Vieni a vederla?” Non si vedevano da nove mesi

“Credi che sia il caso?”

Manuel è arrivato mezz’ora dopo. Ha preso tra le braccia la bambina e ha iniziato a piangere, gli somiglia.

“Siediti” Manuel aspetta che l’amico obbedisca e sorride alla sua donna che abbassa lo sguardo sulla sua erezione, sposta dietro l’orecchio una ciocca che le copre il viso e decisa afferra il cazzo di Alex. Poi sulle ginocchia, si abbassa per succhiarlo. Lo solletica con la lingua, lo bacia in cima e con la mano umida stringe appena i testicoli, poi lo mette in bocca; dentro e fuori una, due volte, ancora e ancora, lentamente.

Lo squillo attutito del telefono lasciato nella borsa fa trasalire Melissa.

“Faccio io. Tu continua” Manuel recupera il telefono “È la scuola”

Mentre risponde non stacca gli occhi dagli altri due; controlla che obbediscano alle sue richieste.

Dice solo “Arriviamo, grazie” poi si avvicina a Melissa, le accarezza la schiena invitando a inarcarla e a farsi comoda “Ha solo un po’ di febbre, sta’ tranquilla” glielo sussurra prima di insinuarsi nella sua fessura bagnata unendosi a loro. I gemiti vibrano nella gola di Melissa incontrando le pulsazioni di Alex. Lo sperma amaro le riempie la bocca e deglutisce prima che le venga imposto. Si ritrae da Alex, da Manuel e da quell’orribile esperienza.

“Dove vai? Non abbiamo finito” Manuel è serio.

Melissa si veste, recupera la borsa “Mia figlia mi sta aspettando”

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