Fa caldo a Roma.
Sdraiato su lastre di pietra ingiallite, tra alberelli, ciuffi d’erba rinsecchiti e chiazze di acqua stagnante da cui decollano nuvole di zanzare, Oscar sbadiglia annoiato, scacciando da sé qualche mosca appiccicosa, come se si sventolasse.
Sembra ormai abituato a quel posto. Da tempo non ha più molte velleità. Certo, qualche chilata di bistecche lo scuoterebbe un po’. Quei miscugli che gli propinano da giorni gli stanno togliendo l’appetito.
Dodici anni dentro sto zoo de merda… Scopà, nun se ne parla. Caccià, gnente. Agguati, figurati!
Manco più ‘na magnata come ai bei tempi, che campo a fa’? Rimugina sconsolato.
– Oscar?
Eh? Chi è?… Ah, sei tu.
– Guarda un po’… La vedi?
Co’ sto vetro zozzo davanti, nun se vede gnente… Ma che è?
– Aspetta, sposto questi secchi. Meglio?
Boh, come te pare!
– Guardala, già frollata.
Sarà la solita sbobba schifosa.
– È buona, Oscar, è buona.
L’aspetto nun me piace. Se vede che è vecchia. A me… me piace fresca, giovane.
Questa ha finito da un pezzo de correre la cavallina.
– Eh sì, un po’ di cavalla anche per te!
Pure zoppa!…
– Adesso la finisco di preparare e vedrai come ti piacerà.
È vecchia. Fa schifo. Pure si ce metti l’ erbette.
– Vedrai…
Ma de che? Quando ero re, ma sul serio, potevo ave’ tutto quello che me sfiziava.
M’engrifavo per una zebra? Zac! Me la ingroppavo e me la pappavo. Vedevo da lontano ‘na struzza tutta impettita col culo pizzo vicino a un cespuglio? Wuaaa! E me facevo l’apericena. E se c’avevo voglia de…
– Calma Oscar…
Calma sto cazzo! Potevo disporre del meglio della savana io e mo qua me portate una che puzzava de cadavere pure quando era viva.
– Adesso finisco di frullarla e sentirai quanto è buona.
Bona era solo Leonilde mia. Si me la squagliavo, quanto s’encazzava!… I ruggiti se sprecavano!!
– Oscar, dai, non piangere.
Eh, pure Elide…
– A che pensi?
A Elide, un pezzo de gnocca. Correva, correva. C’hai presente il tipo “ce l’ho solo io”? Eh ma se me mettevo in testa che la dovevo pija’… Gazzella che? Ndo vai.. Era mia. Sta a sentì. Una vorta…
– Oscar, aspetta. Adesso c’ho un po’ da fare. Devo portare queste galline a tuo cugino.
Uhh mi’ cugino! Giusto le galline, nel Bengala so’ burini. Che ne po’ sape’ quello de ‘na scopata con una come Elide…
– Oscar dai, non ti buttare giù!
Stacce te al posto mio. Tu, finito l’orario, timbri il cartellino e te ne vai. Io resto qua con i ragazzini che me buttano le banane perché Ciquita, la signorina qui dietro, quella col culo rosso non se le magna più… Vegano me fate diventa’. E tra un po’ pure frocio. Me ne vojo annaaa’!!
– Tranquillo, Oscar, tanto dove vai? Per come stai messo, in savana mica duri tanto. Immagina a incrocia’ qualche Rino…
Pussa via! Nun me li nomina’. Tacci loro!
– Calmati, Oscar, se no ti sale la pressione. Pensa invece a questo bel bocconcino.
Mmmh…come se chiamava sta cavalla?
– Samantha per il nostro Oscar…
Samantha, Samantha…c’era una Samantha sull’altipiano a Laikipia. Piccoletta ma bella tosta.
– Oscar che ti succede, un po’ di confusione? Dai, prendi la pasticca.
La pasticca me dai? Io c’ho fame.
– Ecco finito, tutta per te!
Damme le cosce. E le sovracosce, me raccomando. Il petto, sempre, e se possibile pure un bel pezzo de chiappa. Che se devo morì, almeno moro contento.
Il sole sta tramontando.
Tutti gli abitanti dello zoo cominciano a ritirarsi nelle loro tane. Tranne le zanzare.
Ma Oscar non se ne accorge.
Concentrato, rosicchia con cura Samantha.
A tratti furioso. Altri lento, intenso. Poi, dolcemente. Senza tralasciare nulla.
Non credeva, ma è impegnativa.
Me ricorda un po’ Elide. Zac! Zac! Gnam-gnam. Poi per digerirla…
Aho’, sarà la fame ma pure questa…ammazza quant’è bona!
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