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Home / Dentro la lampada / Viola del pensiero

Viola del pensiero

  • Dentro la lampada, Racconti
  • Aprile 23, 2023
Ci sono dei momenti nella vita di chiunque in cui lasciarsi trascinare dagli eventi senza dover necessariamente arrivare a capire fino in fondo cosa succede può essere la soluzione migliore, forse l’unica.

«Eh, signora mia, da quando gli è morta la moglie si è rinchiuso in casa, coi suoi ricordi».

«Povero signor Marco».

«Eh, signora mia, erano proprio innamorati quei due».

«Il giorno in cui morì non lo si poteva guardare in faccia per quanto era abbattuto».

«Eh sì, sembrava proprio un cane bastonato».

Questo dicevano, ancora a distanza di tanti anni, le donnine del quartiere di Marco Bartoli, vecchio pensionato delle Poste.

Fino a che, un pomeriggio, gli suonò il campanello di casa.

Marco, che s’era addormentato sulla poltrona mentre leggeva il giornale, si svegliò di soprassalto e, con un po’ di fatica, si alzò e andò alla porta.

Un’anziana signora ben vestita gli sorrise «Buongiorno, sono sorella Beatrice della Congregazione delle Pastorelle del buon Dio, stiamo facendo una raccolta di beneficenza per gli orfanelli della Casa Celeste. È il centro accanto alla nostra parrocchia, lo conosce?»

«Sì, certo, » rispose con garbo «come posso aiutarla?»

«Comprando una di queste», gli disse, e gli fece vedere un sacchetto con dentro alcuni piccoli vasi di fiori, ricoperti di plastica trasparente forellata. Dentro ognuno di loro c’era un piccolo germoglio.

«Ha la viola?» chiese Marco «Sa, era il fiore che più amava la mia povera moglie.»

«Certo, ecco la viola del pensiero», e gli porse il vaso. Poi l’anziana signora aggiunse sorridendogli «La cara Adele, la ricordo con grande affetto».

Marco annuì e andò a prendere i soldi; pagò, salutò e rientrò in casa.

Mise il piccolo vaso sul tavolo del soggiorno e si riappisolò in poltrona.

La giornata finì come al solito; cena frugale, film in TV e le pasticche prima di andare a dormire.

Quella notte non riuscì a prendere sonno facilmente; si era alzato un po’ di vento e il fruscio degli alberi in giardino lo aveva tenuto sveglio.

La strana sensazione di aver dimenticato qualcosa lo tormentava, pensò che la colpa fosse della minestra troppo salata; fino a che decise di scendere a bere un bicchiere d’acqua.

Appena accese la luce in soggiorno, la prima cosa che vide fu il piccolo vaso con il germoglio di viola; riempì un bicchiere d’acqua, ne bevve un sorso e, tolta la plastica trasparente che lo nascondeva, versò nel vaso l’acqua che rimaneva e tornò a dormire.

 

Fu l’odore del caffè e delle frittelle a svegliarlo. Sbarrò gli occhi e rimase un po’ così, in silenzio, guardandosi intorno. La sveglia segnava le sei. Lentamente, si rizzò sul letto, mise i piedi nelle pantofole e si alzò.

Si avvicinò alla porta della camera e la aprì. Mentre scendeva le scale sentì canticchiare in cucina.

Si fermò, cercando di capire cosa stesse succedendo. Guardò la porta di casa giù, di fronte a lui; era chiusa con il paletto, come sempre. Si stropicciò gli occhi e finì di scendere le scale, poi, prima di entrare in soggiorno, si fermò di nuovo; era la voce di sua moglie, ne era certo. «Ma come è possibile?» sussurrò tra sé e sé. Nella penombra delle prime luci del giorno, che con fatica dava forma alle cose, l’occhio gli cadde sul tavolo; nel vaso non c’era più la piantina, e tutto intorno era pieno di terra. Entrò seguendo le tracce lasciate sul pavimento che portavano in cucina, alzò lo sguardo e vide una donna di spalle, nuda e sporca di terra dai piedi fino ai ginocchi, indaffarata ai fornelli.

Ebbe come un mancamento e si appoggiò alla spalliera della poltrona.

«Ma, cosa? Chi è?» furono le uniche parole che gli uscirono dalla bocca.

«Non ho avuto il tempo di farmi una doccia e di vestirmi; non ti darà mica fastidio?» Fu la risposta accompagnata da un sorriso, il sorriso di Adele, sant’Iddio, che lo ammutolì completamente.

«E poi i vestiti sono in camera da letto, e non avevo voglia di svegliarti senza aver preparato la colazione prima».

Adele portò i piatti caldi e le tazze fumanti in tavola sotto gli occhi di Marco, ancora a bocca aperta. Era rimasta giovane, così come la ricordava.

Adele si sedette e cominciò a sorseggiare la sua tazza di caffè continuando a canticchiare.

«È tutto un sogno, vero? Tu non sei reale?» Disse Marco.

«Cosa vuol dire reale? Quante volte nella vita abbiamo visto solo quello che volevamo vedere?» Gli rispose.

«Hai ragione, sai» disse, attraversando con gli occhi la tavola imbandita, per andare a guardare chissà dove. Poi, ritornato in sé, continuò: «Sei venuta a prendermi, vero?»

Adele non rispose, lo guardò e basta. Marco si sedette; l’odore delle frittelle lo aveva riportato indietro nel tempo. Prese la tazza di caffè e cominciò a bere fissandola. I suoi occhi, il suo bel viso, tutto l’amore che provava ancora per lei. Una lacrima gli rigò il viso arrivando a salargli le labbra.

Ci sono dei momenti nella vita di chiunque in cui lasciarsi trascinare dagli eventi senza dover necessariamente arrivare a capire fino in fondo cosa succede può essere la soluzione migliore, forse l’unica.

«Mancano un po’ di cose in casa. Dovrò andare a fare la spesa». disse Adele, e sorridendogli aggiunse: «Non ti si può lasciare solo un momento».

«Non credo che sia una buona idea che tu esca, cara, non passeresti inosservata», le disse mentre cominciò lentamente a mangiare. «Uscirò io per le commissioni, non ti preoccupare».

«Va bene, caro, come vuoi tu», rispose lei.

«Mi sei mancata, sai», disse Marco guardandola.

«Ma ora sono qui», disse poggiando la sua mano sopra quella di Marco.

Al contatto un brivido lungo la schiena gli scaldò il corpo e gli gonfiò il cuore.

«Ho tante cose da raccontarti», le disse.

L’armadio era ancora pieno dei suoi vestiti, non era stato buttato nulla.

Adele fece la doccia, si vestì e tornò giù.

Marco stava ripulendo il pavimento quando la vide e si fermò a guardarla sorridendole.

Passarono l’intera giornata a chiacchierare. Marco si sentì come rinascere. Tanti ricordi, ormai relegati nella sua memoria, ripresero vita nella condivisione con Adele. Non rideva da così tanto tempo.

«Avevo capito sai. Certe cose non succedono per caso», le disse.

«Nulla succede per caso», rispose lei.

Il giornale gli scivolò dalle mani e cadde sul pavimento.

Sul tavolo del soggiorno la viola del pensiero splendeva nelle sue sfumature bianche e gialle alla luce di quell’ultimo tramonto, il più bello di tutti.

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Alessandro Bove

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