Sarebbe perverso e crudele – oltreché idiota – pretendere da Gadda o da Arbasino di asciugare la prosa, di ricercare l’essenzialità, giacché la loro pagina viene su per accumulo e non per sottrazione e per altre caratteristiche del loro stile ridondante e barocco, e della loro idea del mondo. Ma perlopiù consigliare a uno scrittore di tagliare, tagliare, tagliare credo che sia un ottimo suggerimento. Tagliare è quasi sempre un bene – fidatevi – non bisogna aver paura di tagliare. Lavorare per sottrazione, tanto più nel racconto, è quasi sempre un bene. Molti romanzi che escono sono dei racconti lunghi mascherati da romanzo. Quello che uno scrittore non deve mai fare è allungare il brodo. Il grosso del lavoro non è scrivere, è tagliare, sapete, ridurre all’essenziale.

Dentro la lampada
Parliamo del romanzo “Il privilegio del diavolo” con Massimo Mazzoni
“In un giallo il lettore cerca di scoprire una verità, di ricostruire un fatto misterioso, di indovinare l’assassino, insomma vuole sentirsi investigatore ed è giusto così. Io ho voluto raccontare quello che non fa notizia: le attese, gli errori, gli scontri, le paure, le rabbie”.


