Attenzione a non confondere chi narra con il personaggio. Se racconto che il tale è uno stronzo non è detto che io autore lo sia. Questo l’alibi, la scusa, o forse la mezza verità che chi scrive di sé si trova spesso a interpretare… “Ma no, non mi riferivo a noi, è un romanzo”. Questione declinata in svariati modi nel cinema di Fellini e di Woody Allen e anche in Bergman. È presente in Otto e mezzo e in tanti film di Allen. Direi che è per entrambi – Fellini e Woody Allen – una vera ossessione. In 8 e mezzo è terribile e sublime: per esempio quando si trovano in sala di proiezione e visionano col produttore e altri della produzione dei provini in cui lui, Mastroianni alias Fellini, “cerca” una donna del popolo che possa fare la parte della sua amante cafona e culona, la Milo. La moglie Anuk Aimé se ne va dalla sala fuori di sé, lui la rincorre e lei gli fa ringhiando di rabbia: “Certo, è un film, come no?, la solita scusa, e quanto mi sono stufata di fare la parte della piccola borghese che non capisce…”.

Dentro la lampada
“La carità carnale” di Monica Acito (Bompiani)
Un romanzo che sfugge alle definizioni, ambientato tra Napoli e il Cilento, rispettivamente terra elettiva e d’origine della protagonista, Marianeve, che vive un misterioso parallelismo con una donna vissuta nel Seicento, Giulia Di Marco.


