Ti piacerebbe ti dicessi una cosa del genere, vero? E invece no, non posso. Sì che è estate e il tono si alleggerisce, ma dall’alleggerire il tono allo sparare cavolate ne corre. Quindi no, mi spiace. I libri, se davvero vuoi scriverli, prima devi averli letti, e pure tanti. Perché? Perché leggendo acquisisci linguaggio e parole e grammatica e sintassi, e senza fare nessuno sforzo, perché tu sei impegnato a seguire trama e personaggi ma quelli, linguaggio e parole e grammatica e sintassi, si intrufolano nella tua testa e ci si annidano. Sì che la scuola media l’abbiamo fatta tutti e il congiuntivo dovremmo saperlo usare ma, credimi, non basta. Abbiamo bisogno, se davvero vogliamo scrivere, di quella velocità di creare pensiero scritto che soltanto avere letto pensiero scritto può dare. Leggere è andare a bottega da chi sa già scrivere, è rubargli i dettagli, è svelare i misteri nascosti nella sua scrittura, è imparare a creare un mondo viaggiando nei mondi degli altri, è uscire dal piccolo borgo in cui viviamo per incontrare quanto di più strano e inaspettato la vita può proporci. E tutto questo lo troviamo nei libri degli altri. Ti pare poco?

Dentro la lampada
“Il libro di Mobius” di Catherine Lacey – Traduzione di Teresa Ciuffoletti (Sur)
Questo romanzo racconta due storie apparentemente diverse ma che sono saldate insieme come dita, la scrittrice narra del suo percorso di ritrovare la propria pelle, dismettere quella vecchia e accettare le proprie contraddizioni.


