
Laboratorio di scrittura creativa per morti viventi: Lezione 10
Un finale, un finalino o la fine?
Ex allievo di Paolo Restuccia. Ha pubblicato il libro Pronto France'? (Fazi, 2014), ha collaborato con Liberoveleno e ha scritto lo spettacolo teatrale Buon Natale, la trilogia del livore. Ha recentemente realizzato il podcast Apocalips Bau in collaborazione con Filosofia Coatta e Genius. Insegna in diversi laboratori creativi.

Un finale, un finalino o la fine?

Tutto finisce, anche i romanzi, anche la vita. Se quando si chiude un romanzo resta il tempo di riflettere, quando termina una vita cosa rimane?

Ognuno ha il proprio stile. È qualcosa di simile al DNA. Si può migliorarne l’uso, si può imparare a gestirlo, ma non si può sfuggire al proprio stile.

Quando si scrive una storia bisogna evitare un grande nemico: il doppio.

Quella degli zombie è una rivoluzione. E le rivoluzioni fanno sempre delle vittime.

Nel dialogo, i personaggi combattono a un livello più alto rispetto alle azioni vere e proprie che portano avanti: lo fanno per conquistare il loro oggetto del desiderio.

È una ferita che ha bisogno di essere curata, perché se si infetta può uccidere e se sanguina troppo anche

Se un personaggio non ha desideri è perché l’autore non ha un’idea chiara di quello che vuole dire

Non è che proprio dovete ammazzare qualcuno nella realtà per fare un esercizio di scrittura creativa

Uno scrittore è un morto che cammina

Arthur Opp, a un certo punto della sua vita, ha deciso di rifugiarsi in casa e mangiare. Mangiare in modo compulsivo e spasmodico senza riuscire a smettere.
Comicità, satira e dramma unite tra loro in un equilibrio quasi perfetto