
“Reykjavík, amore” di Guðrún Eva Mínervudóttir – traduzione di Silvia Cosimini (Iperborea)
In questa raccolta di cinque racconti viene messa in scena la profonda fragilità della vita umana e dei legami che apparentemente sembrano i più saldi.

In questa raccolta di cinque racconti viene messa in scena la profonda fragilità della vita umana e dei legami che apparentemente sembrano i più saldi.

In questo romanzo la verità non è mai lineare, è sempre fatta di strati, di possibili insidie, in un mondo che ha perso ogni forma di sicurezza.

Il protagonista di questa storia scappa ogni volta che c’è una possibilità di contatto umano profondo. Si nasconde anche dall’amore e preferisce la fuga a ogni possibilità di sconfitta o di perdita.

La narrazione scavalca anni ed emozioni, in una Svezia libera e progressista, fatta di divani sdruciti e abuso d’alcool, case da pulire e sempre piene di sconosciuti in cerca di un appoggio.

La solitudine e il progressivo senso di scollamento dalla realtà portano la protagonista di questo romanzo verso allucinazioni uditive e olfattive che diventano la sua forma aggressiva di rivalsa verso le sconfitte che costellano la sua vita.

Siamo davvero capaci di controllare l’incontrollabile, di piegare con le nostre intelligenze ipersviluppate i nostri istinti e bisogni più elementari?

Un libro che inizia e finisce con la fuga da un passato ingombrante e termina con la luce impietosa della consapevolezza

Questa volta il mastro gelatiere Andrea Fassi si supera: trasforma in gelato nietepopodimenoche un pirata. E che pirata!