
Parliamo del romanzo “La gabbia” con Flora Giuliano D’Errico
“Questo romanzo ha visto momenti di creazione forsennata (posso andare avanti per circa dieci ore a scrivere, con poche pause) e periodi di ferma totale”.

“Questo romanzo ha visto momenti di creazione forsennata (posso andare avanti per circa dieci ore a scrivere, con poche pause) e periodi di ferma totale”.

“In un giallo il lettore cerca di scoprire una verità, di ricostruire un fatto misterioso, di indovinare l’assassino, insomma vuole sentirsi investigatore ed è giusto così. Io ho voluto raccontare quello che non fa notizia: le attese, gli errori, gli scontri, le paure, le rabbie”.

“Quelle terre, di cui parlo nel libro, quelle terre sono così piene di bellezza e di magia, e i miei personaggi, israeliani entrambi, sono così carichi di dolore, e di vendetta, da rovinarsi la vita. Se anche una sola persona, leggendo questo libro aberrante, pensasse di rinunciare a vendicarsi, bè, allora sarei contenta, tanto contenta”.

“È una storia che voglio diventi dei lettori, che nasca da me e arrivi a loro che la possono fare propria. Se ne impossessino. E dare vita al loro ricordo”.

“Crei un gusto nuovo come scrivi una nuova storia. Il gusto del gelato è freddo, lo scaldi al palato, il gusto deve arrivare subito, veloce, potente e succede anche per le storie: quando il lettore le approccia sono fredde, tirate fuori dallo scrittore in attesa di essere lette e subito devono possedere la forza di colpire, incuriosire e di scaldare chi legge”.

“In questo romanzo la necessità di scrivere su un tema che preoccupa e spaventa tutte noi donne, la violenza, è praticamente venuta fuori da sola”.

“Un uomo che appariva nato per e dentro la musica come l’elemento – l’unico probabilmente – nel quale poteva vivere appieno”.

“Ho scelto un eroe collettivo. Ho una mia ossessione: capire, nella vita, come la Grande Storia assorbe la Piccola Storia, come vengono schiacciate le persone comuni dalle decisioni dei pochi”.

“Amo gli stimoli creativi, la diversità, il caos apparente e il mio essere allo stesso tempo anonimo e protagonista”.

Intervista a Sebastiano Nata, pseudonimo di Gaetano Carboni, uno scrittore italiano che ha pubblicato romanzi come: “Il dipendente” e “Tenera è l’acqua”.

Una vicenda che si snoda dall’Italia all’Afghanistan per poi tornare a Roma, trascinandosi dietro una scia di morti ammazzati e rivelazioni