
“Album dei rimorsi” di Furio Bordon (La nave di Teseo, 2024)
Un libro che parla di tutte quelle piccole mancanze che si accumulano nella nostra vita e che col passare degli anni ci fanno riflettere sul senso delle nostre azioni.
La nostra rivista è un giornale digitale di scrittura creativa. Porta alla luce la produzione migliore dei laboratori della Scuola Genius e il racconto della realtà realizzato dai più bravi scrittori, giornalisti, fotografi e filmaker.

Un libro che parla di tutte quelle piccole mancanze che si accumulano nella nostra vita e che col passare degli anni ci fanno riflettere sul senso delle nostre azioni.

Nel romanzo dell’autrice sud coreana vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2024, un uomo e una donna, in cerca di una via d’uscita da una vita asfittica e oppressa, si incontreranno e impareranno i rispettivi linguaggi,

Un romanzo che esplora, in maniera lucida, la sottile e perversa natura della banalità del male.

Senza pretendere di dare risposte, il romanzo racconta un frammento delle storie di alcune donne e delle loro famiglie elettive, i loro legami forti e la loro presenza reciproca nei momenti più importanti dell’esistenza.

In questo romanzo l’autrice descrive il legame che esiste da sempre tra vita e linguaggio, e le storie che dal linguaggio scaturiscono, possibili, reali tanto quanto un mondo tangibile fatto di carne e sangue.

Il protagonista di questa storia scappa ogni volta che c’è una possibilità di contatto umano profondo. Si nasconde anche dall’amore e preferisce la fuga a ogni possibilità di sconfitta o di perdita.

Al centro di questo libro c’è la ricerca della perfezione dei corpi che ha qualcosa di brutale, annichilente, anche per chi la pratica, ammesso che sia possibile avere un corpo perfetto.

I personaggi evocati e messi in scena in questo romanzo hanno la vibrante capacità di portarci con loro, nel mondo strascicato e confuso nel quale si muovono che ricorda la tradizione teatrale partenopea.

Un libro che contiene racconti e un romanzo breve dove la potenza di scrittura è capace di scuoterci, per la capacità evocativa e descrittiva nel narrare un mondo matriarcale in cui gli uomini sono considerati Peccati da osservare o da rinchiudere.

La narrazione scavalca anni ed emozioni, in una Svezia libera e progressista, fatta di divani sdruciti e abuso d’alcool, case da pulire e sempre piene di sconosciuti in cerca di un appoggio.

I protagonisti di questi racconti sono ritratti nel loro momento di ordinaria consapevolezza, dovunque si trovino, sospesi tra la tentacolare ed escludente Dubai, la scintillante e instancabile Maiorca, la stratificata e ossequiosa Pechino, o la serafica Melbourne, i loro corpi e le loro menti mostrano segni di crepe.

Un romanzo con una narrazione serrata, ossessiva, potente, a tratti flusso di coscienza, che ci accompagna dentro la condizione priva di speranza di chi lavora per gli altri, che non conoscono nulla di lei se non quello che a loro interessa, come se fosse un’ombra.