
Una mattina un gatto nero
I loro piedi sull’acceleratore contavano i secondi, e in quei secondi accadde l’impensato.

I loro piedi sull’acceleratore contavano i secondi, e in quei secondi accadde l’impensato.

“Lo strumento che meglio può restituirci il senso della verità narrativa è proprio il corpo. È continuamente esposto, violato, alterato, anestetizzato ma sempre presente come luogo di percezione e reazione”.

“La musica mi manca similmente a un arto fantasma che continua a dare segno di sé. Le mie frasi sono scritte su di uno spartito che contiene tutto”.

I personaggi evocati e messi in scena in questo romanzo hanno la vibrante capacità di portarci con loro, nel mondo strascicato e confuso nel quale si muovono che ricorda la tradizione teatrale partenopea.

A colloquio con l’autrice di un romanzo che rievoca le Quattro giornate di Napoli raccontate attraverso il punto di vista di Cenzina che lotta non solo contro il nazismo ma per la sua libertà.

Sua mamma vide il piacere che provava nel raccontare, e come cercasse le parole giuste per far capire la gioia provata.

Un romanzo che sfugge alle definizioni, dove la lingua è essa stessa una protagonista, insieme a Napoli, la città che ti mangia da dentro, che ti concede per poi toglierti tutto

Edoardo, il grande Scarfoglio, era famoso in tutta Napoli come “sciupafemmine” e traditore seriale, ma stavolta aveva oltrepassato ogni limite.

Napoli, dove regna una “miseria senza più forma, silenziosa come un ragno” in un disfacimento senza fine, come un male atavico e incurabile.

Egli stesso si definisce “pellegrino viandante su questa terra” rivelando come il viaggio diventi simbolo della condizione umana nel passaggio terreno.

Chi vende meglio? La stranota azienda di biscotti, l’esperto internazionale di marketing o il popolano napoletano?