
Parliamo del romanzo “Nomi di altre vite” con Francesco Maltarello
“Il senso è la nostalgia, il rimorso, la ricerca di una appartenenza mai sentita e forse anche rifiutata, i fantasmi del passato”.

“Il senso è la nostalgia, il rimorso, la ricerca di una appartenenza mai sentita e forse anche rifiutata, i fantasmi del passato”.

“In un giallo il lettore cerca di scoprire una verità, di ricostruire un fatto misterioso, di indovinare l’assassino, insomma vuole sentirsi investigatore ed è giusto così. Io ho voluto raccontare quello che non fa notizia: le attese, gli errori, gli scontri, le paure, le rabbie”.

“In genere io penso la storia ‘insieme’ ai personaggi che la devono vivere. La cosa a cui tengo di più in ogni caso è la scrittura, e una buona trama ti aiuta a portarla avanti con naturalezza, secondo me”.

“L’obiettivo era cercare di creare un’antologia diversa da tutte le altre, qualcosa che mancava”.

Una storia avvincente, ma al tempo stesso così densa di immagini, di suoni, di odori, di atmosfere, di riflessioni che ci risucchiano e ci fanno indugiare.

“Per me scrivere storie di omicidi è una scelta consapevole: significa trovare il coraggio di non abbassare gli occhi davanti all’abisso che è in noi”.

I petali sembrano aprirsi e chiudersi rispondendo a una volontà propria. Cosa sta succedendo?

Quando leggi questo libro, in un mondo che brucia e divora in maniera precisa molti dei suoi abitanti, ti chiedi, visto che il male è così evidente, dove stia il bene.

In un’immaginaria comunità del centro America, una serie di morti misteriose lascia una scia di sangue e segna il passaggio tra un passato a vocazione agricola e le spinte attuali verso l’ingresso nel consumismo.

Parla l’autore di una saga noir sulle avventure di un boss della mala capitolina arrivata alla seconda puntata.

Intervista all’autore di un’opera che mescola i generi, è un romanzo storico ma anche un romanzo d’inchiesta e un romanzo giallo noir

Il destino fortunato del romanzo giallo è in mano agli investigatori statali