
“L’invincibile estate di Liliana” di Cristina Rivera Garza (Sur)
“Se solo non fosse andata a studiare Architettura a Città del Messico, se non avesse avuto tutta quella libertà, se non avesse scelto il ragazzo sbagliato”.
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“Se solo non fosse andata a studiare Architettura a Città del Messico, se non avesse avuto tutta quella libertà, se non avesse scelto il ragazzo sbagliato”.

In questo romanzo la logica delle notizie manipolate trasforma ragazze nere vittime di abusi e bambini assaliti in colpevoli mentre l’intolleranza cresce e si espande .

La sensazione che si ha leggendo questi racconti è di essere attraversati da una luce accecante, da attese pazienti sotto il sole, da piccole speranze, l’equivalente di un bicchiere d’acqua per placare la sete d’estate.

Questo romanzo, tratto da una storia vera, racconta degradazione e miseria, forme oscure di solidarietà tra disperati, pelle esposta e ferita, ma in qualche modo curata.

Queste storie sono l’equivalente di un dito premuto sullo sterno che ti fa un po’ male quando lascia la presa, e quello che ti viene in mente è di aver sentito, insieme ai protagonisti, la tua stessa inconsistenza.

Nemmeno i confini di un altro paese possono separare le anime tenere, tenaci, disperate e tradite di due antieroi immensi nelle loro semplici richieste d’amore.

Storia di Lucy, che a un certo punto si accorge che i suoi genitori sono alla ricerca dei loro demoni, ognuno in fuga per suo conto.

Attorno a una fotografia vediamo pezzi di storie di chi cerca di riparare al dolore, una poetessa, la stessa fotografa, che non si dà pace per non aver aiutato una bambina, lasciata lì dopo lo scatto.

La solitudine e il progressivo senso di scollamento dalla realtà portano la protagonista di questo romanzo verso allucinazioni uditive e olfattive che diventano la sua forma aggressiva di rivalsa verso le sconfitte che costellano la sua vita.

“Non hai mai conosciuto la forza di gravità che ti chiama alla terra. Gravità che ogni nato conosce non appena viene al mondo. Gravità che il danzatore trasforma in arte quando dalla terra spicca il volo e quando alla terra torna per cadere e di nuovo rialzarsi”.

A poco a poco i lettori di questo romanzo veniamo risucchiati in una scatola delle possibilità, scossi delle ombre nascoste dietro l’affannosa ricerca del benessere.

Questa è la storia di Stephen, figlio di immigrati ghanesi, che vive in un sobborgo londinese, dove il colore della pelle è ancora un marchio, un bersaglio.