
Il gioco di Mary
Si chiamava Mary, era stata l’amante di un Conte, un Marchese e poi di un Principe: non la trattarono bene, così s’impiccò in un giorno di malinconia e di pioggia proprio qui.
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Si chiamava Mary, era stata l’amante di un Conte, un Marchese e poi di un Principe: non la trattarono bene, così s’impiccò in un giorno di malinconia e di pioggia proprio qui.

Fare gerarchie, discriminare gli oggetti in base al loro valore, scartarne alcuni perché ritenuti indegni o superflui sono cose da adulti.

Non sapevo dove mi stesse portando, ma l’unica cosa che potevo fare era fidarmi di Pippo.

È difficile stabilire quando un’idea si trasforma in ossessione. Un pensiero timido, coccolato in segreto e poi liberato fuori dai confini della privacy dove l’avevamo nutrito finora, assume dimensioni impreviste e si avventura in spazi inesplorati. Ha fame di realtà, come Pinocchio vuole diventare un bambino vero.

Mi sarei presa a schiaffi da sola per non aver pensato a sufficienza al mio outfit se non avessi avuto un obiettivo più grande quella sera: avrei conquistato il cavolo-quanto-è-figo-Max.

“Quindi niente, il mio segreto è che mi sento anch’io un po’ pesce con le ali che vorrebbe volare via dal mare per annusare le stelle.”

Nascere leone è una fatica che mi annoia solo a pensarlo.

Vedo le mie forme rivelarsi e inizio a fare piroette e a volteggiare come una ballerina.

Ma neanche Ketty parlava più, perché a lei erano finite le pile.

Sei così santamente spietato da desiderare il nostro dolore?

L’aria fredda della notte fu come un abbraccio liberatore.
